Perché la morte di Cristo è più di un semplice esempio

Oggi molti cercano di spostare il significato della morte di Cristo lontano da ciò che le Scritture insegnano chiaramente. Invece di vedere la croce come un vero e proprio atto oggettivo di espiazione al nostro posto, la interpretano in modo più soggettivo. Secondo questa visione, Gesù non avrebbe sopportato la nostra colpa né subito la punizione che meritavamo. La Sua morte non era richiesta dalla giustizia di Dio, né garantiva realmente il nostro perdono e la nostra salvezza. Piuttosto, affermano che Gesù morì semplicemente perché era un uomo buono in un mondo peccaminoso.

Secondo questa prospettiva, la sofferenza di Cristo sarebbe stata l’esito naturale della Sua fedeltà. Non avrebbe compiuto la salvezza attraverso la Sua morte; l’avrebbe solo resa possibile. Ci avrebbe mostrato l’amore di Dio, ci avrebbe ispirato con il Suo esempio e ora ci guida, attraverso il Suo insegnamento e la Sua influenza, al pentimento, alla fede e a una vita migliore. Ma non sarebbe il nostro Salvatore completo e pienamente sufficiente—solo il primo di una lunga serie di coloro che cercano di vivere per Dio.

Questo suona nobile, persino spirituale, ma non corrisponde al messaggio delle Scritture. Anzi, riduce drasticamente il significato della morte di Cristo. Se Gesù avesse semplicemente seguito un senso interiore di chiamata, allora avrebbe agito secondo convinzione privata. In tal caso, potrebbe ispirarci, ma non si troverebbe al di sopra di noi con autorità divina. Diventerebbe semplicemente un altro leader spirituale—un esempio, ma non il nostro Redentore.

Ma la Bibbia racconta una storia diversa. Gesù non si è autoproclamato. Egli è stato scelto, chiamato e unto da Dio come nostro Profeta, Sacerdote e Re. Questi non sono titoli simbolici, ma veri e propri uffici. Proprio come Mosè, Aronne e Davide servirono Dio in questi ruoli sotto il vecchio patto, Cristo li compie pienamente sotto il nuovo. Ci insegna la verità, intercede per noi presso il Padre e governa su di noi con tutta la sua autorità, bontà e fedeltà. Non è al nostro fianco come uno tra molti, ma come nostro meraviglioso salvatore preparato fin dall’eternità (Atti 2:22-36; 1 Pietro 1:20).

Infatti le Scritture affermano chiaramente che: “Bisognava che il Cristo soffrisse” (Luca 24:26). La Sua morte non fu accidentale—fu predestinata, profetizzata e richiesta dalla giustizia di Dio. La sofferenza di Cristo non fu solo la conseguenza della Sua obbedienza; fu il mezzo attraverso cui Dio mostrò la Sua pietà verso di noi e ci portò la salvezza (Romani 3:25–26; 1 Pietro 1:11).

Gesù non si limitò a rendere possibile la salvezza—la compì dall’inizio alla fine. Non si limitò a mostrarci come vivere, ma diede la Sua vita al posto della nostra. La Sua morte non fu un simbolo ma un sacrificio tremendo. Non ispirò semplicemente il pentimento, ma garantì il nostro perdono.

La croce non riguarda ciò che dobbiamo fare noi per Dio, ma ciò che Dio ha fatto per noi in Cristo.

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