E se Cristo non fosse risorto? È un pensiero terribile, vero? Eppure, l’apostolo Paolo considera questa possibilità in 1Corinzi 15, e pensa anche ad alcune terribili conseguenze che ne risulterebbero.

1) Se Cristo non fosse risorto la predicazione sarebbe inutile (v.14): e se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione […]. La risurrezione di Cristo è stato l’evento più importante della storia. E’ l’evento cardine che il Nuovo Testamento descrive. Cristo l’aveva annunciato spesso prima e gli apostoli l’hanno elevato come soggetto principale della loro testimonianza. Togli la resurrezione dal messaggio del vangelo e non ti rimane nulla. È come cercare di costruire una casa senza cemento: è inutile e vano.

Un predicatore senza la resurrezione di Cristo è un predicatore senza un messaggio capace di generare un vero cambiamento. Non ha niente di utile da dire e niente di quello che dice porterà a qualcosa di buono. Sta solo sprecando il suo tempo a preparare sermoni e a predicarli e una chiesa starà sprecando il suo tempo ad ascoltarlo. Infatti, un tale predicatore Paolo lo descrive come un bugiardo, un falso testimone (v.15), perché sta travisando Dio dicendo che ha fatto qualcosa che non ha fatto – cioè dicendo che Dio ha risuscitato Cristo dai morti.

2) Se Cristo non è risorto la fede è vana (v.14b, 17): e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede. Se la nostra fede è in Cristo, e Cristo giace morto sotto una lapide in medioriente, allora la nostra fede è in un mucchio di polvere umana e il ladrone sulla croce avrebbe avuto ragione ragione: se non ha potuto salvare se stesso, non può salvare noi.

Cristo poggiava la validità di tutti i suoi insegnamenti e rivendicazioni sulla sua risurrezione. Senza di essa, le fondamenta si incrinano, si sgretolano e diventano polvere, così come la nostra fede.

La morte di Cristo è stata una prova notevole del Suo amore e della Sua volontà di salvare, ma senza la Sua risurrezione, non c’è prova del Suo potere e della Sua capacità di salvare. Ogni speranza di salvezza è morta con Lui. La nostra fede si aggrappa a uno scheletro in decomposizione. Tale fede è futile.

3) Se Cristo non è risorto saremmo ancora nei nostri peccati (v.17): e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. I nostri peccati sarebbero ancora presenti sul nostro conto. Esisterebbero ancora, accusandoci e condannandoci davanti a Dio. Inoltre, se il peccato non è stato rimosso dal nostro conto, non può essere rimosso dalla nostra natura. Infatti se Cristo è rimasto schiacciato sotto il potere del peccato, come può presumere di liberarci da esso? Siamo proprio come qualsiasi altro pagano, cercando di essere buoni con le nostre forze. Rimaniamo inadatti al cielo e impreparati a incontrare Dio.

4) Se Cristo non è risorto i morti sarebbero ancora dannati (v.18): Anche quelli che sono morti in Cristo sono dunque periti. Paolo descrive splendidamente la morte dei credenti come un semplice e tranquillo addormentarsi tra le braccia di Gesù. Le loro anime sono immediatamente perfezionate in cielo, e “i loro corpi, essendo ancora uniti a Cristo, riposano nelle loro tombe fino alla risurrezione“. È magnifico, vero? Ma in questo versetto dice che se Cristo non è risorto, coloro che si sono addormentati in Cristo “sono periti“. È così violento, così orribile. Le loro anime stanno perendo all’inferno, e i loro corpi stanno perendo nella tomba. Si sono presentati alle porte del cielo ma, quando hanno cercato il loro Avvocato, è stato detto loro: “Oh, è morto da tempo”. Senza resurrezione ogni speranza muore. La morte vince e ci separa eternamente dall’amore di Cristo. E i morti sarebbero dannati.

5) Senza resurrezione saremmo i più miseri degli uomini (v.19): Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. Pensa a tutto lo stress spirituale, alle tensioni e alle sofferenze che Paolo ha attraversato per testimoniare il Cristo risorto. Che abnegazione! Ma cosa lo faceva andare avanti mentre affrontava bestie e uomini bestiali? La speranza della risurrezione (v.30-32): E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? Ogni giorno sono esposto alla morte; sì, fratelli, com’è vero che siete il mio vanto in Cristo Gesù, nostro Signore. Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho? Se i morti non risuscitano, «mangiamo e beviamo, perché domani morremo».

Se Cristo non è risorto neanche Paolo lo sarebbe stato. Non avrebbe alcuna vita sensata in questo mondo e, peggio ancora, nessun eredità nell’aldilà. Chiunque sarebbe meglio di un cristiano. Meglio essere un musulmano, un buddista, o anche un adoratore del diavolo. Meglio essere qualsiasi cosa che un cristiano senza speranza di resurrezione.

Immaginate i credenti di Corinto mentre veniva letta loro questa lettera. Quanta oscurità su quella congregazione mentre Paolo esplorava le conseguenze del buco nero di un Cristo ancora morto e sepolto. Ma poi, proprio quando la disperazione stava per sopraffarli, il sole irruppe attraverso la tempesta: “Ma ora Cristo è risorto dai morti” (v. 20), afferma Paolo con enfasi. Ci ha portato fino all’abisso dell’inferno, per renderci ancora più attraente il Cristo risorto. Non disperate. Egli è risorto – Egli è davvero risorto!

Perciò quanto è importa che la predicazione sia radicata su questa speranza! Che il nostro annuncio sia saturo della gioia della resurrezione! La nostra fede deve radicarsi su questo salvatore morto e risorto perché i nostri peccati sono stati cancellati dai registri. Beati dunque i morti che muoiono nel Signore, perché la loro speranza non è stata vana!