La nostra posizione e prospettiva futura riguardo all’aborto

diritti sbagliati sull'aborto
by George Grant
07.02.2022

Le circostanze cambiano. Leggi, tribunali e amministrazioni vanno e vengono. Le elezioni innalzano e abbattono i potenti. L’opinione popolare cresce e diminuisce. Ma in tutto questo, le chiamate e le responsabilità dei cristiani in questo povero mondo decaduto rimangono le stesse.

Prendere posizione a favore dei diritti per la vita non è una vocazione suscitata dopo la recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti riguardo alla sentenza del 1973 Roe v. Wade. Il movimento pro-vita non è un fenomeno recente. E’ molto più antico e prende ispirazione dagli eventi drammatici della croce. Prendersi cura degli indifesi, degli indigenti e degli indesiderati non è semplicemente ciò che facciamo, ma è ciò che caratterizza la nostra esistenza. Lo è sempre stato. Lo sarà sempre.

La vita è un dono di Dio. È la sua gentile concessione all’ordine creato. Essa sgorga nella fecondità generativa. La terra pullula letteralmente di vita:

Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra per l’ampia distesa del cielo»

(Genesi 1:20)

E il coronamento di questo sacro brulichio è l’uomo, fatto a immagine di Dio:

Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. (Genesi 1:26-30)

 Al direttore del coro. Sulla ghittea. Salmo di Davide. O SIGNORE, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! Tu hai posto la tua maestà nei cieli.  Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici, per ridurre al silenzio l’avversario e il vendicatore. Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore. Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi: pecore e buoi tutti quanti e anche le bestie selvatiche della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri dei mari. O SIGNORE, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! (Salmi 8:1-9)

 

Violare la sacralità di questa magnifica dotazione significa andare contro tutto ciò che è santo, giusto e vero (Geremia 8:1-17; Romani 8:6).

Purtroppo, con la caduta, l’umanità è stata improvvisamente destinata alla morte (Geremia 15:2). In quel momento siamo stati tutti legati da un’alleanza con la morte (Isaia 28:15).

“C’è una via che sembra giusta all’uomo, ma la sua fine è la via della morte”

(Proverbi 14:12; 16:25).

 

«Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno». «La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno tramato frode». «Sotto le loro labbra c’è un veleno di serpenti». «La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza». «I loro piedi sono veloci a spargere il sangue. Rovina e calamità sono sul loro cammino e non conoscono la via della pace». «Non c’è timor di Dio davanti ai loro occhi». (Romani 3:10-18)

Non c’è quindi da meravigliarsi se l’aborto, l’infanticidio e l’abbandono sono sempre stati una parte comune delle relazioni umane decadute. Dalla caduta, gli uomini hanno escogitato ingegnosi diversivi per soddisfare le loro passioni depravate. E l’uccisione di bambini è sempre stata la principale tra queste.

Infatti ogni cultura dell’antichità si è macchiata del sangue di bambini innocenti. Nell’antica Roma i neonati indesiderati venivano abbandonati fuori dalle mura della città per morire esposti o a causa degli attacchi delle bestie selvatiche. I Greci spesso somministravano alle donne incinte dosi massicce di sostanze abortive a base di erbe o medicinali. I Persiani svilupparono procedure chirurgiche per gestire le gravidanze indesiderate. I primitivi cananei gettavano i loro bambini su grandi pire infuocate come sacrificio al loro dio Molech. Gli Egizi si sbarazzavano dei loro figli indesiderati sventrandoli e smembrandoli poco dopo la nascita. Il loro collagene veniva poi ritualmente raccolto per la produzione di creme cosmetiche. Nessuna delle grandi menti del mondo antico – da Platone e Aristotele a Seneca e Quintiliano, da Pitagora e Aristofane a Livio e Cicerone, da Erodoto e Tucidide a Plutarco ed Euripide – ha mai disapprovato l’uccisione dei bambini. Anzi, la maggior parte di essi lo raccomandava e ne discutevano con insensibilità i vari metodi e le procedure. Discutevano con disinvoltura le sue varie implicazioni legali. Gettavano allegramente vite come fossero dadi. In effetti, l’aborto, l’infanticidio, l’esposizione e l’abbandono erano talmente parte delle società umane da costituire il principale leitmotiv letterario di tradizioni popolari, storie, miti, favole e leggende, da Romolo e Remo a Edipo, Poseidone, Asclepio, Efesto e Cibele.

Ma grazie a Dio abbiamo conosciuto Colui che da la vita a tutti (Atti 17:25), la fonte della vita (Salmo 36:9), il difensore della vita (Salmo 27:1), il Principe della vita (Atti 3:15) e il restauratore della vita (Ruth 4:15). Egli non ha abbandonato gli uomini a languire senza speranza nelle grinfie del peccato e della morte. Non solo ci ha mandato il messaggio di vita (Atti 5:20) e le parole di vita (Giovanni 6:68), ma anche la luce della vita (Giovanni 8:12). Ci ha mandato il suo Figlio unigenito – la vita del mondo (Giovanni 6:51) – per spezzare i legami della morte (1Corinzi 15:54-56). Gesù ha “gustato la morte per tutti” (Ebrei 2:9), “abolendo di fatto la morte” per noi (2Timoteo 1:10) e offrendoci una nuova vita (Giovanni 5:21).

La Didachè è uno dei primi documenti scritto contemporaneamente a molti testi del Nuovo Testamento – afferma che “ci sono due vie: una via di vita e una via di morte“. In Cristo, Dio ci ha dato l’opportunità di scegliere tra queste due vie, di scegliere tra la vita feconda e rigogliosa da un lato e la morte sterile e impoverita dall’altro (Deuteronomio 30:19).

Senza Cristo non è possibile sfuggire alle insidie del peccato e della morte (Colossesi 2:13). D’altra parte, “se uno è in Cristo, è una nuova creazione. Il vecchio è passato; ecco, il nuovo è venuto” (2Corinzi 5:17).

Il conflitto primario nella storia è sempre stato (e sempre sarà) la lotta per la difesa della vita. La Chiesa è lì per contrastare le inclinazioni naturali di tutti gli uomini a esercitare violenza e soprusi contro gli indifesi. Questa contrapposizione è presente ben prima del caso Roe vs. Wald del 1973 e lo sarà anche dopo, finché il Signore non ritornerà.

Quindi, dopo la sentenza della corte suprema americana qual è il nostro compito ora? È lo stesso di sempre: dobbiamo essere sostenitori del Vangelo per tutto ciò che è giusto, buono e vero. Dobbiamo prenderci cura dei poveri, dei sofferenti e degli emarginati. Dobbiamo dire la verità con amore. Dobbiamo ricordare ai nostri magistrati le loro responsabilità. Dobbiamo discepolare. Dobbiamo essere inflessibili nell’annuncio di quella buona novella che è in grado di cambiare e portare vita! Le nostre intercessioni e le nostre fatiche devono essere incessanti lungo questa traiettoria.

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