Romani 1 – Il cuore dell’apostolo

epistola ai romani
by Daniele Rebecchi
06.14.2022

Ogni giorno siamo circondati da problemi e pessime notizie. In ogni dimensione della vita siamo circondati da egoismo, ovvero ogni persona vuole fare ciò che più gli piace e perseguire i propri interessi e questo provoca un’abuso delle cose o delle persone. Un altra pessima notizia è la perdita di significato che molte persone sentono. Si sentono prese nel laccio della propria insoddisfazione e non riescono a capire lo scopo e il significato della propria esistenza. La vita diventa un tentativo per riempire un vuoto impossibile da colmare. Il risultato è che si va avanti non sapendo il perché. E questo produce un ulteriore problema: la disperazione.

Questo mondo non da garanzie di migliorare la nostra vita. E morire senza una speranza fa si che la morte diventa un’altra terribile notizia. Egoismo, insoddisfazione, sfiducia nel mondo e la morte sono 4 gravi problemi che necessitano di un rimedio.

La lettera ai Romani è qui per fare luce sulla soluzione che Dio ha attuato. Non possiamo esagerare l’importanza di questa lettera. E spero che il Signore ci darà l’opportunità per gustarla in tutta la sua bellezza.

Prima di leggere cerchiamo di capire il contesto in cui venne scritta. Dopo essersi dedicato a 3 missioni evangelistiche nelle città del mediterraneo tra gli anni 47 e 57 d.C., Paolo meditò sull’opportunità di andare in Spagna facendo prima tappa a Roma. Da tempo desiderava andarci, tanto più che lì erano presenti persone che lui aveva incontrato anni prima in alcuni dei suoi viaggi missionari (vedi Atti 18:1-2).
Così all’inizio del 57 d.C la scrisse con l’intento di preparare le comunità di Roma alla sua prossima visita. Tali chiese erano costituite già da tempo probabilmente a seguito del pellegrinaggio descritto in Atti 2:5,10. In questi passi sono proprio citati i “pellegrini provenienti da Roma” che, al termine della predicazione di Pietro, probabilmente furono tra quelli compunti nel cuore e infine battezzati (Atti 2:37-41). E’ quindi probabile che quando tornarono a Roma si organizzarono per dare nascita a delle comunità di credenti a Roma. Tuttavia la loro fede doveva essere giustamente attenzionata ed ecco perché Paolo scrisse loro una lettera veramente pregna di insegnamenti importanti.

Oggi ci concentreremo sul primo capitolo e già da qui avremo un assaggio della profondità del suo amore per il Signore e del peso che sentiva nel preservarli nelle verità di Cristo.

 

Il suo saluto

1 Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il vangelo di Dio, 2 che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture 3 riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, 4 dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore, 5 per mezzo del quale abbiamo ricevuto grazia e apostolato perché si ottenga l’ubbidienza della fede fra tutti gli stranieri, per il suo nome – 6 fra i quali siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo – 7 a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati santi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo.

Prima parlavamo di brutte notizie e del bisogno di un rimedio al problema dell’esistenza. E già dal primo versetto Paolo ci spiega qual è il rimedio: il Vangelo ovvero la buona notizia è di Dio! La buona notizia è che in Cristo la vita può davvero trovare il giusto senso e direzione.
Paolo inizia così la sua lettera ai Romani: davanti a tutti i problemi che il mondo ci vomita addosso e davanti alle nostre cadute personali, c’è la speranza di questa buona notizia. Ma non è qualcosa che proviene da noi: appartiene a Lui (v.1b), Lui è la fonte. La domanda per noi è come mai Dio si è degnato di portarla a noi? Cosa abbiamo fatto per meritarcela? Risposta: Nulla, anzi, il v.2 ci dice che questa buona notizia non solo l’ha voluta, ma l’ha anche annunciata per mezzo dei suoi profeti fin dall’antichità e un giorno l’ha concretizzata per mezzo dell’Eterno Figlio suo, v.3. Lui è la Persona che ha reso evidente questo dono.

E qui Paolo dice che Gesù è sia membro dalla stirpe di Davide sia dichiarato Figlio di Dio (v.4). Due verità che caratterizzano il salvatore che Dio ha provveduto. Interessante la parola che Paolo utilizza per “dichiarato” (in greco è horizō, che significa “segnare dei limiti”). Da qui deriva la parola “orizzonte” che si riferisce appunto alla linea di demarcazione fra la terra e il cielo. Quindi il fatto che l’uomo Gesù è stato dichiarato “Figlio di Dio”, significa che la sua umanità fu segnata inequivocabilmente dalla sua divinità. Ed è proprio Lui, dice Paolo, che costituisce la promessa della salvezza che Dio aveva in mente e la sua resurrezione dai morti ne è la prova!
Perciò quando guardiamo a Gesù, non stiamo guardando un buon uomo ma stiamo ammirando il volto del Padre! Quando pensiamo a Lui, stiamo pensando alla salvezza come una realtà concreta! E non a caso il suo nome ricorda che Lui è il solo e unico Salvatore. Yehoshua, il Signore, YHWH salva! Quando pensiamo a lui vediamo la buona notizia di Dio prendere il sopravvento sopra ogni dolore o peccato che ci opprimono e guarire le nostre infermità spirituali!

E come se non bastasse attraverso di Lui fioriscono anche doni deliziosi. Paolo ne cita 4: la grazia, l’apostolato (v.5), l’amore e la chiamata a santità (v.7).
La grazia è il dono immeritato di Dio che invece di condannarci per i nostri peccati, invece di distruggerci per le nostre trasgressioni sceglie di agire con clemenza, compassione e amore. Non è stato un facile perché ha previsto la morte del suo unigenito Figlio sulla croce. Ha previsto che Lui soffrisse la pena del nostro peccato. Quando guardiamo Gesù, vediamo il nostro salvatore venire dal cielo, prendere su di sé i nostri fallimenti, morire a causa nostra ed essere contato tra i malfattori!

L’apostolato è il dono di essere mandati: occorre ottenere l’ubbidienza della fede fra tutti gli stranieri, dice Paolo. Ogni persona che appartiene a Dio per mezzo della fede in Cristo è un apostolo nel senso più generico di essere mandato da Lui nel mondo come suo testimone per portare alla fede chi non lo conosce. Oggi diremmo che chiunque viene salvato, viene anche ammesso nella squadra per giocare la partita più importante (Efesini 2:8-10):infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo. L’apostolo fa questo. Riconosce umilmente di essere opera del Signore e va e annuncia le opere di Dio!

Amore e chiamata a santità. Vedete il v.7? amati da Lui, chiamati a essere santi.

Cercate di comprendere la vastità di queste parole: voi siete amati non da uno qualunque, ma da Dio! E il suo amore non è qualcosa di passeggero ma trasuda impegno, misericordia, sacrificio, progettualità. L’amore di Dio è unico, ecco perché Davide nel Salmo 36:7 esclama: “o Dio, com’è preziosa la tua benevolenza!” E lo stesso diceva Isaia quando esultava: ricorderò il gran bene che ha fatto alla casa d’Israele, secondo la sua misericordia e secondo l’abbondanza della sua bontà (Isaia 63:7)

Quanto sono importanti queste parole! Davide fu un grandissimo peccatore e Isaia un profeta dalle labbra impure: eppure il Signore li amò ugualmente! Non possiamo esagerare l’impatto che tutto questo ebbe nella loro vita. La domanda è se ci sono evidenze che l’amore di Dio sta lavorando pure nella nostra vita. Se ci sono evidenze di una gratitudine simile a quella di Davide e Isaia.

Amati da Dio, dunque, ma anche chiamati santi. Fermiamoci un attimo a considerare queste parole. Vedete come Paolo lo ripete? La troviamo al v.1, 6, 7 e anche in 8:28. Alcune settimane fa abbiamo visto il significato di questa parola in 1 Corinzi 1. Non è una chiamata generica ma particolare. Dal nostro punto di vista limitato, potrà sembrare strano che si possa andare a Dio in questo modo. Ma la Parola spiega molto bene che nessuno di noi avrebbe potuto cercare Dio se Lui non ci avesse amati e scelti (e quindi chiamati) in modo specifico per grazia, secondo la sua inspiegabile volontà sovrana.
Quando Paolo dice di sé stesso che è stato chiamato ad essere apostolo (v.1), quando al v.6 si rivolge a loro come a dei chiamati e qui, al v.7, dice che sono stati chiamati a essere santi, sta proprio indicando CHI sono i destinatari di questo amore! Gesù non è morto per tutti o per un gruppo indefinito…ma per te e per me e per CHIUNQUE ha fede in Lui! Sulla croce Lui ha portato i miei peccati, i tuoi e di tutti coloro che il Padre gli aveva dato! Nessun merito avevamo salvi e liberi in Lui siamo, cantavamo prima! E questo è il livello del suo amore e l’efficacia della sua chiamata!

E Paolo parla dice che sono stati chiamati santi. Cosa significa essere santo? Significa che Dio ha messo da parte un popolo per sé. Il Signore chiama, strappa dalla perdizione, porta a sé e custodisce nel suo amore. E dove c’è Lui il peccato non ha potere! Anche se rimane la presenza del peccato in noi, tuttavia le sue conseguenze sono state tolte! Perché dove c’è Dio c’è santità, c’è santificazione c’è nuova vita!

Questo è il saluto di Paolo. Quante persone ci hanno mai salutato con questa intensità? Questa è ciò di cui avevano bisogno i Romani e lo stesso vale per noi. In mezzo a mille tormenti di ogni giorno, Paolo ci ricorda che in Cristo Dio è diventato il nostro amato salvatore! E uno ad uno ci ha chiamati perché fossimo suoi per sempre! Che meraviglia! Questa è la buona notizia che abbiamo bisogno di sentire! Poi prosegue:

 

I suoi sentimenti

8 Prima di tutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo. 9 Dio, che servo nel mio spirito annunciando il vangelo del Figlio suo, mi è testimone che faccio continuamente menzione di voi 10 chiedendo sempre nelle mie preghiere che in qualche modo finalmente, per volontà di Dio, io riesca a venire da voi. 11 Infatti desidero vivamente vedervi per comunicarvi qualche dono, affinché siate fortificati; 12 o meglio, perché quando sarò tra di voi ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io. 13 Non voglio che ignoriate, fratelli, che molte volte mi sono proposto di recarmi da voi (ma finora ne sono stato impedito) per avere qualche frutto anche tra di voi, come fra le altre nazioni. 14 Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti; 15 così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunciare il vangelo anche a voi che siete a Roma. 16 Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; 17 poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com’è scritto: «Il giusto per fede vivrà»

v.8 rendo grazie al mio Dio, dice Paolo, perché la vostra fede è divulgata in tutto il mondo tuttavia, v.11-12, desidero vivamente vedervi per comunicarvi qualche dono, affinché siate fortificati; o meglio, perché quando sarò tra di voi ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune.

Occorre essere realisti. Giusto rallegrarsi ma bisogna riconoscere il fatto che senza il continuo aiuto di Dio anche una fede esemplare può vacillare. Ecco perché erano sempre nella sua lista di preghiera. Nonostante non conoscesse tutti personalmente, tuttavia al v.9 è scritto che fa continuamente menzione di loro quando prega. E questo ci fa capire quanta premura avesse!

Nel NT la parola “continuamente” ricorre 4 volte (ed è sempre Paolo a scriverla). La troviamo qui in 1:9 e pure in 1 Tessalonicesi 1:3; 2:13.

La preghiera è sempre stato lo strumento di Paolo per vivere fianco a fianco con il popolo di Dio nel mondo. E anche se lontano, lui era in prima linea con loro. Si interessava, vegliava sulla loro fede, si ricordava di loro e delle loro fatiche…Anche qui c’è una lezione importantissima per noi. Quanto è importante capire che siamo parte di un unico grande popolo, che ha bisogno continuamente di attenzione, cura e veglia. Spesso siamo così concentrati su altro che trascuriamo il senso di appartenenza che ci coinvolge con gli altri membri del popolo di Dio nel mondo.

E cosa emerge dalle sue preghiere? Amore. Amore che desidera veder maturare dei frutti importanti nella loro vita. Amore che desiderava fortificare i suoi fratelli e sorelle. Questa era il suo sentimento, ma la domanda per noi è se l’amore che diciamo di provare per il prossimo arriva a questi livelli di dedizione. C’è tanto da imparare nella sua vita di preghiera! Oh quanto abbiamo bisogno di capire l’importanza che non siamo chiamati a fare, ma anche a pregare, e vivere gomito a gomito con le fatiche di tutto il popolo di Dio!

E quando ai v.14-15 dice di essere pronto ad annunciare il vangelo anche a loro, sta proprio evidenziando il fatto che tutti, imparzialmente, hanno bisogno di essere posti sul fondamento della buona notizia di Dio. Anche quelli che hanno una buona reputazione, hanno questo bisogno! Anche su di loro occorre la cura del vangelo!

Importante vedere come in queste parole c’è un sentimento che arde nel servire il popolo di Dio. Qualcuno descrisse Paolo come un tipo di servo paragonabile ai velocisti di atletica dietro ai blocchi di partenza: uno preparato, formato, allenato e reso impaziente di iniziare la corsa della vita al servizio di Cristo! Questa deve essere anche la nostra vocazione come chiesa! Il vangelo ci chiama a questa progettualità, di preparare, formare, allenare e mandare. Che il Signore ci faccia la grazia di non essere una comunità che spezza le ali ai propri servitori, ma che continui a ricordarli in preghiera e li sostenga sempre con vera generosità!

Infatti il vangelo che Paolo proclama (e di cui egli stesso è servitore), v.16-17, è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede e lo strumento di cui Dio si serve per manifestare la sua giustizia! Le persone non potranno cambiare, né tanto meno essere trasformate, se non c’è nessuno che sia stato preparato per questa sfida! Il motivo per cui siamo qui oggi non è soltanto per incoraggiarci o edificarci, ma anche per avere un cuore per la missione che il vangelo ci rivolge!

Questo dunque sono i suoi sentimenti. Altro che frasi fatte o aforismi da social. Questo è il vero cuore dell’apostolo che siamo chiamati a imitare. Abbiamo dunque visto il carattere dei suoi saluti (v.1-7) e la profondità dei suoi sentimenti (v.8-17). Ora chiudiamo concentrandoci sui suoi avvertimenti, le parole più difficili di questo brano, v.18-32:

 

I suoi avvertimenti

18 L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; 19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; 20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. 22 Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
24 Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; 25 essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen.
26 Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura; 27 similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento.
28 Siccome non si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; 29 ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, 31 insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. 32 Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette

Uno potrebbe pensare: “strano scrivere una lettera parlando dell’ira di Dio e del suo abbandonare le persone”. Dov’è l’amore di Dio in queste parole? Perché Paolo parla di Dio in questo modo? Risposta: perché bisogna ascoltare anche la verità riguardo al giudizio di Dio contro il peccato e contro coloro che peccano. E nella cornice della lettera, che parla diffusamente di come Dio salva, occorre comprendere che non ha senso parlare di grazia se prima non si ha la percezione del problema del peccato! Non possiamo comprendere la pienezza dell’amore di Dio finché non ci rendiamo conto della realtà della sua ira! E certamente non potremo apprezzare il suo perdono finché non conosceremo le conseguenze eterne dei nostro peccati!

Perché dunque Dio prova ira? Risposta: perché odia il male! Immaginiamoci di essere nella zona del parco Novisad o ai giardini ducali, due delle zone di spaccio più famose di Modena. Immaginiamoci di essere un genitore che vede il proprio figlio comprare una dose: quale sentimento proveremmo in quel momento quando vediamo il veleno transitare da una mano all’altra? Certamente odio! Ira ardente! Perché sappiamo che quella sostanza gli farà del male! Se provassimo amore saremmo dei genitori detestabili! Come è possibile amare il proprio figlio senza odiare odiare ciò che è sbagliato e gli procura male? Ecco perché se fossimo fossimo dei veri genitori amorevoli, faremmo di tutto per estirpare la droga dalla faccia della terra!
Oppure immaginiamo di essere dei ricercatori impegnati nella lotta ai tumori: quale sarebbe il sentimento che darebbe benzina al nostro lavoro? Amore per come il cancro uccide milioni di persone ogni anno o ira verso questo male che si oppone alla naturalezza della vita? Allo sesso modo il valore dell’amore di Dio si vede non solo nell’amare i perduti ma anche nell’odiare furiosamente il peccato e il male in quanto distruttori della vita delle persone! Senza un Dio che si adira contro il male, che che si scaglia contro il peccato e distrugge questo cancro mortale, non ci sarebbe alcuna speranza. La Bibbia descrive tutti noi come quel figlio che va dallo spacciatore non avendo percezione del male che sta facendo a sé stesso, sia come quel malato oncologico che non ha la forza di guarire. Non c’è alcuna speranza a meno che il Signore non diventi per noi quel padre e quel medico di cui ho appena parlato!

Ecco perché al v.21 è scritto che la sua ira si manifesta non solo verso coloro che pur avendo avuto testimonianza di Lui lo hanno ripudiato, ma anche verso coloro che non lo hanno glorificato e tantomeno ringraziato! L’atto peggiore è proprio questo: trascurare il suo amore! Non attribuirGli la lode che gli spetta!

Ed ecco perché la condanna verso questi è l’abbandono, v.24-25: Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno.

Questo è uno dei passaggi più tremendi dell’intera Bibbia. Siccome i desideri dei cuori delle persone descritte da Paolo non sono in questo Dio amorevole, Dio li abbandona al proprio peccato e ai loro desideri. La parola Desideri traduce qualcosa di illecito. Più le persone esaltano loro stesse invece che il Signore, più si abbassano, si gonfiano e finiscono per disonorare i loro corpi! Il corpo che si abbandona all’impurità sessuale subisce un abbassamento e un degrado devastanti!

Ma Paolo non finisce qui e al v.26 dichiara che proprio perché gli uomini rifiutano il vero Dio per seguire altre deviazioni, Dio li ha abbandonati a passioni infami (anche qui la parola greca intende i rapporti tra persone dello stesso sesso). Oggi siamo tacciati di persecuzione se parliamo di queste cose. Tuttavia non possiamo ignorare questi avvertimenti: nessun peccato e nessun peccatore entreranno in cielo a meno che non sia stato lavato dal sangue di Gesù!

Questo è il nostro compito oggi come chiesa e come individui! Proclamare queste verità senza mezzi termini perché ne va del futuro eterno delle persone! Ciò che siamo biologicamente è perché troviamo il nostro senso e la nostra sicurezza in Lui e non nelle nostre percezioni (che spesso e volentieri sono soggette a ripensamento)! Troppo bello sognare la favola di Peter Pan. Troppo bello pensare di poter essere ciò che si vuole. Ma la biologia è lì per ricordarci la realtà dei fatti.

E Paolo conclude al v.28 ricordando che gli uomini peccatori che non si sono curati di conoscere il Signore, saranno abbandonati in balìa della loro mente perversa, cioè in balia di una mente che non potrà evitare di fare ciò che è sconveniente!

L’elenco dei peccati che Paolo cita si spiegano da sé, non è necessario analizzarli uno ad uno, ma in conclusione vorrei chiederti come ti stai ponendo davanti a queste parole lapidarie? Parliamo di sentenze di dannazione eterna! Parliamo di destino eterno. Forse le troverai odiose, tuttavia credo sia evidente che il mondo è di per sé un posto orribile non perché lo dice Paolo o perché Dio odia il male, ma perché il peccato è una brutta cosa! E’ subdolo, fa male, intorpidisce le menti e illude le persone di un’alternativa al Dio d’amore i cui abbiamo parlato all’inizio! Il mondo va a rotoli non perché Dio non ha fatto nulla, ma perché nonostante abbia fatto tutto, continua a voltargli le spalle. Continua a vivere come se niente fosse. Come se la vita e il sangue di Gesù fossero una favola da mille e una notte! Dobbiamo fare nostro questi avvertimenti.

Nessuno di noi è un paladino di giustizia perché sappiamo che eravamo i primi di questo elenco! Chi più chi meno eravamo parte attiva di questi problemi! Ma il Signore ci ha fatto grazia. E ora siamo chiamati a ricordarlo e a onorarlo per il suo amore stupendo!

In conclusione questo è il saluto di Paolo. Un saluto che trasuda sentimenti di amore e passione per il Signore e per la sua chiesa. Ma non sarebbe una vera lettera d’amore se non ci fossero anche dei chiari avvertimenti su ciò che potrebbe dannare per sempre le persone. C’è da non dormire la notte! Ai Romani dunque il compito di interiorizzarli. Ma a noi, oggi, che per grazia siamo stati illuminati da tutta la Parola di Dio, c’è un ammonimento maggiore e una chiamata più urgente ad essere sale e luce su questa terra perché Gesù sia conosciuto nella vita delle persone!

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