Contemplare Cristo in tutti i 66 libri della Bibbia

Contemplare Cristo in tutti i 66 libri della Bibbia

Di Nancy Guthrie

Contemplare Cristo attraverso uno specchio, in modo oscuro

«Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia» (1 Corinzi 13:12).

Quando penso a ciò che vedo in uno specchio, non penso particolarmente a vedere «in modo oscuro». Amo e odio allo stesso tempo lo specchio illuminato per il trucco sul ripiano del mio bagno, per la nitidezza con cui vi vedo il mio riflesso. Ma nel mondo greco-romano in cui Paolo scrisse queste parole, gli specchi erano fatti di metallo battuto e lucidato, come l’ottone o il rame, non di vetro limpido come i nostri specchi moderni. Perciò, sebbene ai tempi di Paolo le persone vedessero il proprio riflesso quando si guardavano allo specchio, era un riflesso opaco o sfocato. Era vero, ma neppure lontanamente nitido quanto vedere una persona reale faccia a faccia. Allo stesso modo, per ora non vediamo Cristo con la chiarezza e l’immediatezza con cui un giorno lo vedremo faccia a faccia. Ma, anche se non lo vediamo pienamente o in modo esaustivo, lo vediamo davvero. Dove, o come, lo vediamo? Quando apriamo le nostre Bibbie. Lo contempliamo nelle ombre dell’Antico Testamento e nella realtà del Nuovo Testamento.

Fin dalle primissime pagine del Pentateuco, dove in Genesi 1 leggiamo che Dio parlò, dicendo «Sia la luce», contempliamo Cristo, riconoscendolo come la Parola che parla e la Luce che penetra le tenebre. In Esodo vediamo l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo nell’ombra di tutti gli agnelli il cui sangue fu applicato agli stipiti delle porte in quella prima notte di Pasqua. Lo vediamo come colui a cui tendono tutti i sacrifici e le feste del Levitico, nel dono della manna e dell’acqua da una roccia in Numeri, come l’unica persona che abbia mai ubbidito completamente al comandamento del Deuteronomio di amare il Signore con il cuore, l’anima e le forze.

Passando ai libri storici, contempliamo Cristo come il vero e migliore Giosuè, che conduce il suo popolo verso un riposo migliore in una terra promessa più grande, come il re di cui il popolo aveva bisogno ai tempi dei Giudici e come il parente-redentore più grande di Boaz nel libro di Rut. In 1 e 2 Samuele incontriamo Davide, il ragazzo di Betlemme che diventa re d’Israele, e cominciamo a desiderare il figlio di Davide che un giorno governerà le nazioni. Egli governerà con quella giustizia e rettitudine che tutti gli altri re discendenti da Davide, di cui leggiamo in 1 e 2 Re e in 1 e 2 Cronache, non riuscirono mai a esercitare.

Attraverso le ombre dei libri di Esdra e Neemia vediamo che Cristo è all’opera per ricondurre a casa, a sé, un popolo. Sta costruendo la sua chiesa, non con pietre in rovina a Gerusalemme, ma con pietre viventi: le vite di coloro che ha redento, il popolo con cui intende dimorare nella nuova Gerusalemme. Sta preservando il suo popolo per sé attraverso l’opera di un mediatore più grande di Ester.

Possiamo contemplare Cristo nei libri sapienziali? Egli vi è presente come colui che soffre ed è più innocente di Giobbe, come il Redentore davanti al quale Giobbe è certo che un giorno starà nella sua carne risuscitata. Contempliamo Cristo come l’uomo beato dei Salmi, l’Unto insediato sul santo monte di Dio, il pastore che ristora le nostre anime, il re degno di tutta la nostra adorazione. La saggezza sana ma limitata dei Proverbi ci fa desiderare colui che sarà la Sapienza incarnata. Egli infonderà nella nostra vita quel significato che sfuggiva al predicatore dell’Ecclesiaste. Amerà la sua sposa con un amore che supera quello dello sposo del Cantico dei Cantici.

Isaia dà il tono ai libri profetici. Cristo ci viene presentato non soltanto come il re alto ed eccelso nel tempio celeste; è il servo alto ed eccelso, trafitto per le nostre trasgressioni; è il guerriero divino che verrà a purificare il mondo dal suo male e a inaugurare la nuova creazione. La promessa di un cuore nuovo annunciata da Geremia troverà compimento in Cristo, come anche le sue Lamentazioni su Gerusalemme per il suo rifiuto di venire a lui. Gesù sarà la primizia di quella risurrezione a cui rimandava il ritorno alla vita delle ossa secche in Ezechiele. Contempliamo Cristo nell’interpretazione che Daniele dà del sogno di Nabucodonosor: una pietra staccatasi senza intervento di mano umana frantumerà ogni regno della terra, affinché il suo regno riempia tutta la terra.

Contempliamo Cristo in Osea come colui che ama instancabilmente una sposa infedele; in Gioele, come colui che subirà il giudizio che il suo popolo merita in un giorno di fitte tenebre; in Amos, come colui che alla fine porterà un giudizio di fuoco; in Abdia, come colui che metterà fine a tutti quelli che si oppongono a Dio e al suo popolo.

Giona è l’unico profeta dell’Antico Testamento a cui Gesù si paragona direttamente. Egli dirà: «Come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti». Quando Michea scrive che Dio passa sopra alla trasgressione del resto della sua eredità, vorremmo chiedere: «Come può un Dio giusto fare questo?». E ciò ci porta a contemplare Cristo come colui che subirà il giudizio che la nostra trasgressione merita. Mentre Naum ci permette di contemplare Cristo che esce come un guerriero divino per eseguire l’ira di Dio contro i suoi nemici, Abacuc ci chiama a contemplare Cristo che esce per la salvezza del suo popolo.

In Sofonia e Zaccaria contempliamo Cristo che viene nell’umiltà, mentre in Aggeo lo vediamo venire nella gloria, nella gloria futura di un tempio che supera quella del tempio di Salomone.

È interessante che, quando arriviamo alle ultime parole dell’ultimo capitolo dell’ultimo libro dell’Antico Testamento, la storia che ci è stata raccontata non trovi una conclusione. Alla fine di Malachia, Dio avverte che, se il peccato del suo popolo non verrà affrontato, egli verrà e colpirà il paese con una sentenza di completa distruzione. E restiamo a domandarci: «C’è qualche speranza che il peccato del suo popolo venga purificato, che il suo popolo lo ami, che la maledizione venga rimossa una volta per tutte, così che un giorno possa contemplarlo faccia a faccia?».

Fin dalle primissime pagine del Pentateuco, dove in Genesi 1 leggiamo che Dio parlò, dicendo «Sia la luce», contempliamo Cristo, riconoscendolo come la Parola che parla e la Luce che penetra le tenebre.

Poi apriamo il Nuovo Testamento, dove non contempliamo più Cristo nell’ombra, ma nella realtà, nella persona di Gesù. Qui troviamo la persona che è la risposta a tutte le domande rimaste senza risposta nell’Antico Testamento, la persona che soddisfa tutti i bisogni rimasti insoddisfatti nell’Antico Testamento. In Matteo contempliamo Cristo come il figlio di Davide, nato bambino nel mondo, che sta instaurando un regno che capovolge ogni aspettativa; in Marco, come un servo venuto a dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti; in Luca, come il Salvatore venuto a cercare e salvare ciò che era perduto; e in Giovanni, come la Parola fatta carne che abita fra noi. Nel libro degli Atti contempliamo Cristo asceso e seduto alla destra del Padre nei cieli, intento a dirigere la diffusione del suo vangelo a partire da Gerusalemme, nella Giudea e nella Samaria e fino all’estremità della terra.

Arriviamo poi alle epistole, cioè alle lettere del Nuovo Testamento. Scrivendo ai Romani, Paolo ci aiuta a contemplare Cristo come la giustizia di Dio rivelata indipendentemente dalla legge, che si riceve mediante la fede. In 1 e 2 Corinzi egli è la sapienza e la potenza di Dio, in netto contrasto con la sapienza del mondo.

Ci rallegriamo quando leggiamo in Galati che il dramma della maledizione è stato finalmente risolto: Cristo ci ha riscattati dalla maledizione diventando maledizione per noi. Le nostre prospettive limitate si ampliano quando leggiamo in Efesini del piano di Dio di riunire tutte le cose in Cristo: quelle nei cieli e quelle sulla terra. Possiamo dare un senso alla nostra sofferenza quando, in Filippesi, contempliamo l’umiliazione di Cristo seguita dalla sua esaltazione, la sua sofferenza che lascia il posto alla gloria. Se ci chiedevamo se fosse una forzatura pensare di poter contemplare Cristo nelle prime pagine della Genesi, in Colossesi Paolo ci dichiara chiaramente che Cristo è colui per mezzo del quale tutte le cose sono state create.

Le lettere di Paolo ai Tessalonicesi ci assicurano che non siamo pazzi ad aspettarci che il Cristo che è venuto torni di nuovo. Le lettere pastorali a Timoteo e Tito ci ricordano che Cristo ci ha resi parte di una famiglia, una casa composta da padri, madri, sorelle e fratelli che si amano e si servono a vicenda. In Filemone lo contempliamo come mediatore, che ci riconcilia con Dio.

Il libro degli Ebrei ci assicura che avevamo ragione a contemplare Cristo nelle ombre del tabernacolo e dei sacrifici dell’Antico Testamento e ci aiuta a vedere tutti i modi in cui la realtà di Cristo e della sua opera è di gran lunga migliore di quanto lo siano mai state quelle ombre. Giacomo ci mostra che, attraverso Cristo, la misericordia trionfa sul giudizio. Pietro ci convince che possiamo sopportare la sofferenza restando saldi per Cristo. Giovanni ci invita a trovare perdono in Cristo. Giuda promette che saremo custoditi da Cristo. E infine sentiamo Cristo stesso parlare nelle ultime pagine dell’Apocalisse, dicendo: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose!».

Come possiamo mai annoiarci della Bibbia, pensare di averla già padroneggiata, ignorare le nostre Bibbie, quando la Bibbia ci presenta la bellezza, la sufficienza e la necessità di Cristo in tanti modi affascinanti, capaci di suscitare gioia e trasformare la vita?! Sì, mentre aspettiamo il ritorno di Cristo, vediamo come in uno specchio, in modo oscuro. Ma, mentre fissiamo lo sguardo su di lui nella sua Parola, lo vediamo davvero, e in modo significativo, anche se non ancora pienamente o completamente. Questo ci fa desiderare di più. Vorremmo dire con Mosè: «Mostrami la tua gloria!». E un giorno egli lo farà! Preghiamo insieme a Davide di contemplare la bellezza del suo volto. E un giorno lo faremo!

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