Di Dane Ortlund
Questo articolo fa parte della serie «10 cose che dovresti sapere».
1. Il cielo è temporaneo.
Il cielo è temporaneo, se con «cielo» intendiamo il luogo in cui vai se sei cristiano e muori prima del ritorno di Gesù. I teologi lo chiamano «stato intermedio». Paolo definiva «di gran lunga migliore» partire ed essere con Cristo in questo modo (Filippesi 1:23). Migliore, ma non il meglio, perché, pur essendo senza peccato, saremo anche senza corpo (2 Corinzi 5:6–8). E il meglio, secondo l’insegnamento della Scrittura, è ciò che ci attende dopo il ritorno di Cristo, quando saremo ancora senza peccato ma riavremo anche il nostro corpo, per sempre.
In altre parole, la nostra vita di credenti attraversa quattro fasi: male, bene, meglio, il meglio. Cominciamo male, peccatori e in uno stato di condanna. Quando diventiamo cristiani, passiamo dal male al bene: perdonati e adottati! Quando moriamo, passiamo dal bene al meglio, lasciandoci per sempre alle spalle ogni peccato e ogni tristezza. Ma non è la fase finale. La fase finale è in ciò che la Scrittura chiama «un nuovo cielo e una nuova terra» (Apocalisse 21:1), quando avremo corpi fisici su questo stesso pianeta, lavato e rinnovato. E questo è il meglio.
2. La nuova terra è l’Eden 2.0.
Questa condizione permanente del popolo di Dio, con nuovi corpi su un nuovo pianeta Terra, è un modo migliore di comprendere il cielo. Quando leggi Genesi 1 e 2, non stai leggendo soltanto del tuo passato. Stai leggendo del tuo futuro. Adamo, Eva e tu, e ogni altro credente in Gesù Cristo di tutte le epoche.
Gli ultimi due capitoli della Bibbia lo rendono chiaro parlando della nuova terra futura come di un Eden ritrovato, ma in una forma ancora più gloriosa e inviolabile. È per questo che in Apocalisse 21–22 leggiamo di un albero della vita, di un fiume, di oro e pietre preziose e della presenza di Dio che abita in mezzo al suo popolo. Tutti questi erano segni della bellezza e della beatitudine dell’Eden.
Se vivere nel paradiso perfetto dell’Eden è qualcosa che desideri ardentemente, di cui senti la nostalgia e che vorresti poter tornare a sperimentare, fatti coraggio. Lo farai. Abiterai con gli animali e con tutto il creato in perfetta armonia.
3. Ogni tristezza si dissolverà.
«Il dolore e il gemito fuggiranno» in quel giorno finale in cui saremo con il Signore (Isaia 35:10). Non soltanto il dolore. Il gemito. Ogni pena, grande o piccola, che strappa al tuo cuore anche il più lieve sospiro si dissolverà. Anzi, «fuggirà»: svanirà all’istante quando ci risveglieremo dalla morte alla presenza di Cristo.
Questa vita terrena è un accumularsi di dolore. Il nostro cuore giunge alla fine della vita segnato da mille tagli e ferite. Relazioni inasprite. Dolori fisici. Ricordi traumatici. Sogni infranti. Angosce che ci siamo inflitti da soli.
Il tuo futuro definitivo ti svuoterà di tutto ciò che ti ha mai fatto rabbrividire, trasalire o piangere.
«I riscattati del SIGNORE torneranno
e verranno a Sion con canti di gioia;
una gioia eterna coronerà il loro capo;
otterranno felicità e gioia,
e il dolore e il gemito fuggiranno». (Isaia 35:10)
4. Ogni dolore sarà trasformato nel suo contrario.
Non soltanto ogni tristezza e ogni gemito ti abbandoneranno. La promessa della Scrittura è ancora più grande. Due volte più grande. Tutto il tuo dolore non si limiterà a scomparire: si ripiegherà su se stesso, trasformandosi in una gioia tanto penetrante quanto lo era il dolore.
La Scrittura insegna che «la nostra momentanea, leggera afflizione ci prepara un peso eterno di gloria, al di là di ogni paragone» (2 Corinzi 4:17). Ciò che sorprende di questo testo è che Paolo dice «ci prepara», non «sarà compensata da». La gloria futura di cui saremo rivestiti non è un premio di consolazione, come se la gioia di allora fosse semplicemente più grande della sofferenza di quaggiù. La nostra sofferenza di quaggiù è davvero un ingrediente fondamentale della nostra gioia di lassù. Ogni piccola «crocifissione», ogni rifiuto, ogni tradimento, ogni abbandono, ogni delusione e, sì, persino ogni tuo peccato, conoscerà una risurrezione corrispondente. Questo è ciò che significa essere uniti a un Cristo che è stato crocifisso per poi risorgere.
5. Riavrai il tuo corpo, reso invincibile.
A partire all’incirca dai trent’anni, le nostre energie cominciano a diminuire. Lo sentiamo un po’ di più ogni mese che passa. Un irrigidirsi che dura tutta la vita. È sconcertante, perché non siamo stati fatti per questo.
Quando Gesù tornerà, risorgeremo tutti: non come Lazzaro, che risorse a un’esistenza mortale (Giovanni 11:38–44), ma come Gesù, che risorse a un’esistenza immortale (Giovanni 20:1–18). Chi vorrebbe ciò che ebbe Lazzaro? Risvegliarsi di nuovo tra tutti i nostri vecchi dolori e malanni, le nostre paure e vergogne?
Ma, come chiarisce 1 Corinzi 15, Gesù è il primo modello uscito dalla catena di montaggio del tipo di corpo che riceveremo: un corpo pienamente fisico, che mangia (Giovanni 21:9–12) e può essere toccato (Giovanni 20:27), ma che può anche comparire in stanze chiuse a chiave (Giovanni 20:19) e talvolta è difficile da riconoscere (Giovanni 20:14).
In altre parole, le leggi della natura non saranno più nostre padrone, ma nostre servitrici.
6. È Gesù a rendere il cielo ciò che è.
Come chiami il cielo senza Gesù?
Inferno.
Tutte le altre gioie del cielo, il ricongiungimento con gli amici, la libertà dalla fatica, la fine della tentazione, un corpo risorto e invincibile, per quanto saranno meravigliose, sono raggi del sole. Il sole è Gesù. Togli il sole, e tutti i raggi svaniscono all’istante.
La presenza di Cristo, dal cuore grande, il potente amico dei peccatori, il cui amore per noi, per ciò che siamo davvero, raggiunge ogni nostra particolarità e supera tutte le nostre debolezze; godere di questa presenza in una comunione personale, senza fine: questo è il cielo.
7. Lavorerai, e ti piacerà.
Il lavoro esisteva già in Genesi 1–2: Dio mise l’uomo nel giardino «perché lo coltivasse» (Genesi 2:15). Il lavoro non è una conseguenza della caduta; la frustrazione nel lavoro è una conseguenza della caduta (Genesi 3:18). Il lavoro è buono. Siamo stati creati per essere produttivi, con o senza retribuzione. Immagina un mondo in cui tutto ciò a cui metti mano proceda con perfetta facilità, dando frutto ed essendo efficace. Il canto che hai il dono di esprimere, il tuo interesse per la cucina, il dono dell’insegnamento, l’amore per la lavorazione del legno, la passione per la pittura, il talento per la scrittura: tutto esercitato senza alcuna resistenza e con piena fecondità.
Mentre tutti i settori lavorativi legati alla caduta scompariranno, come il settore legale, la medicina, le assicurazioni, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e così via, presumibilmente tutti gli altri continueranno a esistere. Godremo profondamente della produttività di creature che, a immagine di Dio, creano a loro volta: è così che egli ci ha fatti.
Il sole è Gesù. Togli il sole, e tutti i raggi svaniscono all’istante.
8. Giudicherai gli angeli.
È scritto proprio nella Scrittura: «Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? […] Non sapete che giudicheremo gli angeli?» (1 Corinzi 6:2–3).
Rifletti sulla straordinaria dignità che Dio ha preparato per noi. Gli angeli sono esseri davanti ai quali, in tutta la Bibbia, gli uomini si ritraggono ripetutamente atterriti. E alla fine della storia umana, Dio metterà nelle nostre mani il martelletto del giudice e affiderà ai credenti il giudizio tanto degli increduli quanto degli angeli stessi. Il cristiano oggi più umile e appartato siederà in giudizio sui più potenti governanti del mondo, quelli che occupano le prime pagine e che in questa vita non piegano il ginocchio davanti a Cristo. Che spettacolo sarà vedere tutto questo.
9. È più vicino di quanto pensi.
Potresti svegliarti in cielo domani, con un acino d’uva rossa incastrato nella trachea del cadavere che hai appena lasciato e che si sta rapidamente raffreddando. Non è un pensiero morboso. È un pensiero realistico. Oppure potresti essere liberato per andare in cielo tra molti decenni.
La mia domanda è: che differenza fa?
Che differenza fanno altri quarant’anni?
Rispetto all’eternità, la tua vita dura appena pochi secondi: compare sulla scena del mondo e subito scompare. Esiste già, proprio adesso, un pezzo di terra dove un giorno un pastore pronuncerà poche parole sopra la tua bara calata nella fossa. Quel giorno si verseranno lacrime. Ma probabilmente i tuoi pronipoti non conosceranno il tuo nome. Di certo non sapranno che suono avesse la tua risata.
Stai morendo; lo chiamiamo invecchiare, ma è un modo addolcito per dire morire. Muori bene, dunque, nel corso dei decenni che hai davanti, sempre consapevole di ciò che ti attende appena oltre la prossima curva della strada.
10. Dura più a lungo di quanto pensi.
«[…] e regneranno nei secoli dei secoli». (Apocalisse 22:5)
Non ci sarà più fretta. Non ci sarà più quell’ansia sottile che una gioia finisca presto. Non dovremo più cercare di goderci il momento prima che passi.
In questo mondo soggetto al tempo, la bellezza e la forza svaniscono con la stessa rapidità con cui arrivano. Un’arancia, finalmente matura, comincia a seccarsi. Una rosa, sbocciata alla perfezione, perde il primo petalo la settimana successiva. I più grandi atleti del mondo, pochi anni dopo aver vinto il campionato, si ritirano, cedendo il passo alle rughe e a un girovita che aumenta.
La nuova terra è il luogo in cui conosceremo soltanto maturazione, fioritura e forza perfette. Ogni frutto perfettamente maturo, ogni rosa sempre in fiore, ogni forza instancabile. «Le loro foglie non appassiranno e il loro frutto non verrà meno, ma porteranno frutti nuovi ogni mese» (Ezechiele 47:12). Nei secoli dei secoli, in un mondo senza fine.
Ci vediamo là.




