Il vangelo ci è stato trasmesso da testimoni affidabili

Il vangelo ci è stato trasmesso da testimoni affidabili — Luca 1:2.

Di chi possiamo fidarci quando si parla di Gesù? Le voci sono molte. C’è chi lo presenta come un maestro di saggezza, chi come un esempio morale, chi come qualcuno a cui rivolgersi per stare meglio. Ma quando la coscienza ci accusa o la sofferenza mette alla prova la fede, abbiamo bisogno di sapere se il Cristo al quale ci affidiamo è davvero quello che Dio ci ha fatto conoscere.

Luca affronta questa domanda all’inizio del suo Vangelo. I fatti che racconta gli sono stati tramandati da coloro che ne furono «testimoni oculari» e divennero «ministri della Parola» (Luca 1:2). Queste due espressioni ci mostrano sia il fondamento della testimonianza cristiana sia il modo in cui la chiesa è chiamata a servirla.

 

Testimoni affidabili: una fede che riceviamo

Luca non si attribuisce il posto di chi aveva accompagnato Gesù fin dall’inizio. Distingue il proprio lavoro dalla testimonianza di coloro che erano presenti. Riceve, indaga e mette per iscritto ciò che gli è stato trasmesso. La sua accuratezza serve uno scopo pastorale: dare a Teofilo ragioni solide per affidarsi a Cristo.

La fede cristiana ci raggiunge attraverso questa testimonianza. Gesù ha vissuto, è morto ed è risorto; uomini e donne sono stati testimoni della sua opera. Gli apostoli hanno annunciato il significato della sua morte e della sua risurrezione. Perciò Paolo può ricordare ai Corinzi di aver trasmesso ciò che aveva ricevuto: Cristo morì per i nostri peccati, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture (1 Corinzi 15:3–4).

Questo ordine è prezioso. La salvezza comincia con ciò che Dio compie in Cristo; l’annuncio ci fa conoscere quell’opera e ci chiama a riceverla con fede. Quando ci domandiamo se Dio possa perdonarci, la risposta deve venire da ciò che egli ha rivelato. Nessuna opinione umana, per quanto rassicurante, può assolvere la coscienza. Il vangelo può farlo perché annuncia il Salvatore che ha dato la vita per i nostri peccati.

 

La chiesa vive sotto la Parola che annuncia

I testimoni divennero «ministri della Parola», cioè suoi servitori. L’incontro con Cristo li mise al servizio di un messaggio sul quale non potevano rivendicare un diritto di proprietà. La Parola doveva guidare ciò che annunciavano e il modo in cui vivevano.

Qui c’è un criterio anche per noi. Una chiesa fedele ascolta la Scrittura, si lascia correggere e trasmette ciò che ha ricevuto. L’autorità di chi insegna è legata alla sua fedeltà alla Parola. La personalità, l’eloquenza e la capacità di suscitare emozioni non rendono vero un messaggio. Le persone affidate alla nostra cura hanno bisogno del Cristo annunciato nelle Scritture.

Custodire il vangelo è dunque un atto d’amore. Se rendiamo marginale il peccato, togliamo profondità alla grazia. Se lasciamo sullo sfondo la croce, rischiamo di offrire consigli a chi ha bisogno di riconciliazione con Dio. Se trascuriamo la risurrezione, impoveriamo la speranza di chi affronta la morte. La fedeltà teologica ha conseguenze pastorali: da ciò che annunciamo dipende il fondamento sul quale invitiamo le persone ad appoggiarsi.

 

Ricevere con gratitudine, trasmettere con umiltà

Possiamo ringraziare Dio per chi ci ha parlato di Gesù: un genitore, un amico, un pastore. La loro voce è stata uno strumento della sua cura. La nostra fiducia, però, deve trovare il suo riposo in Cristo. Anche una guida può deluderci; il vangelo ricevuto nelle Scritture rimane il criterio con cui valutare ogni insegnamento e ogni vita, compresa la nostra.

Questo ci rende umili anche quando siamo noi a parlare. Servire la Parola significa ascoltarla prima di usarla per correggere altri. Significa avvicinarsi a un fratello scoraggiato con pazienza, comprendere la sua fatica e aiutarlo a vedere come la promessa di Dio lo raggiunge. Significa insegnare ai figli chi è Gesù, quale bisogno abbiamo del suo perdono e perché possiamo affidarci a lui.

Non abbiamo tutti il compito degli apostoli o la responsabilità di un pastore. Tutti, però, possiamo ricevere con gratitudine e trasmettere con fedeltà. Chi ha fatto arrivare il vangelo fino a te? E chi, oggi, ha bisogno che tu gli parli di Cristo? Il dono ricevuto ci rende responsabili della verità e attenti alle persone a cui la affidiamo.

leggi ancora

Potrebbe interessarti anche…

5 miti sulla felicità

5 miti sulla felicità

  Mito n.1: Dio è infelice. In un museo d'arte della splendida città toscana di Siena è esposto un dipinto a olio di cinquecento anni fa che racchiude quasi tutto ciò che c'è di sbagliato nella nostra concezione di Dio. Fu dipinto nel 1513 dall'artista...

leggi tutto