Conoscere il vangelo e trovare riposo nel vangelo non sono sempre la stessa cosa. Possiamo confessare che Cristo è morto per i peccatori e continuare a trattare una nostra caduta come se il suo sacrificio non bastasse. Possiamo parlare della provvidenza di Dio e leggere una stagione dolorosa come prova del suo abbandono. La verità che sappiamo ha bisogno di raggiungere ancora il luogo concreto delle nostre paure.
In Luca 1:4 facciamo la conoscenza di Teofilo, un credente che era già stato istruito sulla fede cristiana. Eppure Luca ritiene necessario scrivergli un racconto ordinato, dopo essersi accuratamente informato, «perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate» (Luca 1:4). Il suo bisogno non viene liquidato come un difetto da nascondere. Luca gli dedica un intero Vangelo: Dio si prende cura della fede anche confermandoci in ciò che abbiamo già ricevuto.
La certezza della fede ha un fondamento
Luca collega la certezza a un contenuto preciso. Ci sono fatti compiuti da Dio, una testimonianza ricevuta e un racconto che li rende conoscibili. La fede si appoggia alla storicità di Gesù: alla sua persona, alla sua morte per i peccatori, alla sua risurrezione. La Scrittura ci conduce continuamente a questo fondamento.
È importante distinguere la solidità del fondamento dalla forza con cui, in un dato momento, sentiamo di appoggiarci ad esso. Come credenti possiamo attraversare una stagione di grande debolezza senza che Cristo perda nulla della sua fedeltà. Questo non rende irrilevanti i dubbi; ci indica dove portarli e dove cercare aiuto. La certezza cresce mentre la Parola ci fa conoscere meglio il Salvatore e ci insegna a fidarci di lui.
Leggere il Vangelo, quindi, non è soltanto raccogliere informazioni religiose. Significa esporsi di nuovo alla verità con cui Dio corregge le nostre false sicurezze e sostiene la nostra fiducia. Possiamo pregarlo perché, mediante il suo Spirito, ciò che leggiamo metta radici nel cuore.
Quando il peccato accusa e la sofferenza disorienta
Dopo una caduta, possiamo cercare di ristabilire la pace con Dio dimostrando di essere migliori. Preghiamo di più, ci rendiamo utili, aspettiamo di sentirci abbastanza sinceri. Ma se facciamo di queste cose il prezzo del perdono, rimaniamo prigionieri di noi stessi. Il vangelo ci chiama a confessare il peccato e a tornare a Cristo, che ha dato la sua vita per salvarci. Il ravvedimento ci porta ad affidarci a lui e a combattere il male alla luce della sua grazia.
Anche la sofferenza può incrinare la nostra fiducia. Se Dio mi ama, perché questa perdita? Perché questo silenzio? Luca non ci offre una spiegazione di ogni circostanza. Ci mostra il Figlio di Dio entrato nella nostra storia e diretto verso la croce. Guardando a lui impariamo che il dolore presente non può, da solo, dirci quale sia il cuore di Dio verso di noi.
La risurrezione apre inoltre un futuro che la morte non può chiudere. Attendiamo il ritorno di Cristo e il compimento della sua salvezza. Questa speranza lascia spazio alle lacrime e al lamento: possiamo soffrire davanti a Dio, sostenuti dalla promessa che il dolore non durerà per sempre.
Riposo che sostiene l’ubbidienza
La certezza del vangelo produce riposo perché ci permette di smettere di costruire il nostro valore sulle prestazioni. In Cristo riceviamo ciò che non potremmo procurarci da soli. Da questo riposo nasce anche una perseveranza concreta: possiamo ammettere un torto, chiedere perdono e riprendere a seguire Gesù senza dover difendere continuamente la nostra immagine.
La grazia ci sostiene nell’ubbidienza quando costa. Possiamo aspettare senza pretendere di controllare i tempi di Dio e chiedere aiuto quando siamo deboli. La vita della chiesa diventa uno dei luoghi in cui la Parola ci viene rimessa davanti: nella predicazione, nella preghiera comune, nell’incoraggiamento e nella correzione fraterna.
Questa certezza produce anche testimonianza. Quando il vangelo diventa il nostro riposo, desideriamo che altri conoscano il Salvatore. Possiamo parlare di lui senza fingere una vita priva di fatiche: annunciamo la fedeltà di Cristo proprio come persone che ne hanno continuamente bisogno.
Forse oggi conosci già le parole della fede, ma fai fatica ad appoggiarvi il peso della vita. Torna al Vangelo. Leggilo con la tua domanda aperta davanti a Dio, insieme a qualcuno che possa accompagnarti. Luca scrive per confermarti: la tua certezza può riposare in Gesù Cristo.




