Sei stato perdonato per il compiacimento di Dio

Il perdono scaturisce dal compiacimento di Dio per la gloria del suo nome

Il grande fondamento della speranza, il grande motivo della preghiera, la grande sorgente della misericordia è il fermo impegno di Dio verso il suo nome. Il compiacimento che egli prova nella propria gloria è la garanzia e la forza motrice della sua disponibilità a perdonare e salvare coloro che innalzano il suo vessillo e si affidano alla sua promessa e alla sua misericordia.

I santi dell’Antico Testamento non fondavano la loro speranza di perdono sui propri meriti né sui loro rituali esteriori. Imploravano misericordia sulla base dell’amore di Dio per il suo grande nome:

 

Per amore del tuo nome, o SIGNORE, perdona la mia iniquità, perché è grande.
(Salmo 25:11)

 

Aiutaci, o Dio della nostra salvezza, per la gloria del tuo nome; liberaci e perdona i nostri peccati, per amore del tuo nome!
(Salmo 79:9)

 

Benché le nostre iniquità testimonino contro di noi, agisci, o SIGNORE, per amore del tuo nome, poiché le nostre infedeltà sono numerose; abbiamo peccato contro di te… Tu, o SIGNORE, sei in mezzo a noi, e noi siamo chiamati con il tuo nome; non abbandonarci!
(Geremia 14:7,9)

 

Ricordo di aver sentito uno dei miei professori al seminario dire che una delle migliori prove della teologia di una persona è l’effetto che essa produce sulla sua vita di preghiera. Questa osservazione mi colpì come profondamente vera, per ciò che stava accadendo nella mia vita. Noël e io ci eravamo appena sposati e avevamo preso l’abitudine di pregare insieme ogni sera. Notai che, durante i corsi biblici che stavano plasmando più profondamente la mia teologia, anche le mie preghiere stavano cambiando radicalmente.

Probabilmente il cambiamento più significativo di quel periodo fu che stavo imparando a presentare la mia causa davanti a Dio facendo appello alla sua gloria. Cominciando con «Sia santificato il tuo nome» e terminando con «Nel nome di Gesù», imparavo che la gloria del nome di Dio era sia il fine sia il fondamento di tutto ciò che pregavo.

E quale forza entrò nella mia vita quando imparai che pregare per il perdono non dovrebbe basarsi soltanto su un appello alla misericordia di Dio, ma anche su un appello alla sua giustizia, che accredita a noi il valore dell’obbedienza del suo Figlio:

 

«Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati» (1 Giovanni 1:9).

 

Nel Nuovo Testamento il fondamento del perdono dei peccati è rivelato con maggiore chiarezza rispetto all’Antico Testamento, ma il suo fondamento nell’impegno di Dio verso il proprio nome non cambia. Paolo insegna che la morte di Cristo ha dimostrato la giustizia di Dio nel passare sopra ai peccati e ha rivendicato la giustizia di Dio nel giustificare gli empi che confidano in Gesù e non in se stessi (Romani 3:25–26).[1] In altre parole, Cristo morì una volta per sempre per riabilitare il nome di Dio da ciò che sembrava un clamoroso errore giudiziario: l’assoluzione dei peccatori semplicemente a motivo di Gesù. Ma Gesù morì in modo tale che il perdono «a motivo di Gesù» è esattamente lo stesso del perdono «per amore del nome di Dio».

Possiamo vederlo non soltanto in Romani 3:25–26, ma anche nel Vangelo di Giovanni. Secondo questo Vangelo, Gesù venne nel nome del Padre (Giovanni 5:43) e compì le sue opere nel nome del Padre(Giovanni 10:25). Alla fine della sua vita dichiarò di aver manifestato il nome del Padre a coloro che il Padre gli aveva dato (Giovanni 17:6) e promise che avrebbe continuato a far conoscere quel nome (Giovanni 17:26).

L’intera vita e l’intera opera di Gesù sembrano dunque orientate a rivelare e onorare il nome del Padre. Questo è particolarmente vero riguardo alla sua morte, come Gesù stesso mostra in Giovanni 12:27–28. Poco prima della croce egli prega: «Ora l’anima mia è turbata. E che dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma è proprio per questo che sono giunto a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome.» Allora una voce venne dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò di nuovo.»

 

L’ora della morte di Gesù era ormai vicina, e il motivo per cui egli era giunto a quell’ora era glorificare il nome del Padre. Perciò dobbiamo considerare la morte di Gesù come il modo mediante il quale il Padre ha difeso il proprio nome — la propria reputazione — da ogni accusa di ingiustizia nel perdonare i peccatori.

Alla luce della croce, noi dovremmo pregare esattamente come Davide pregava nel Salmo 25:11:

 

Per amore del tuo nome, o SIGNORE, perdona la mia iniquità, perché è grande.

 

Ma, quando noi cristiani pronunciamo queste parole, dovremmo intendere: «Perdonami, Signore, perché il tuo grande e santo nome è stato rivendicato mediante la morte del tuo Figlio, e io ripongo tutta la mia speranza in lui e non in me stesso.»

Questo è ciò che Giovanni intende quando scrive: «Vi scrivo, figlioli, perché i vostri peccati vi sono perdonati a motivo del suo nome.» (1 Giovanni 2:12).

 

Così, sia leggendo l’Antico Testamento sia leggendo il Nuovo, il grande fondamento del nostro perdono è la fedeltà di Dio al suo santo nome e il suo incrollabile compiacimento nel far conoscere il valore e la giustizia di quel nome, soprattutto attraverso il messaggio del vangelo che proclama che Cristo è morto sia per giustificare gli empi sia per rivendicare la giustizia del Padre.

Se Dio dovesse mai cessare di compiacersi della gloria del proprio nome, il fondamento stesso del nostro perdono verrebbe meno. Il compiacimento di Dio nella gloria del proprio nome non è soltanto il fondamento del nostro perdono, ma anche della nostra ubbidienza, del nostro servizio e della nostra missione.

Davide ci insegna a credere che Dio «mi guida per sentieri di giustizia, per amore del suo nome.» (Salmo 23:3).

Gesù loda i credenti perseveranti della chiesa di Efeso dicendo: «So che hai perseveranza e hai sopportato molte cose per amore del mio nome.» (Apocalisse 2:3).

Paolo dice agli schiavi cristiani di Efeso: «Considerino i loro padroni degni di ogni onore, affinché il nome di Dio e la dottrina non vengano disprezzati.» (1 Timoteo 6:1).

Probabilmente è questo il significato di Colossesi 3:17, quando Paolo riassume tutta la vita cristiana con queste parole: «Qualunque cosa facciate, in parola o in opera, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù.»

Vale a dire: vivete tutta la vostra vita per onorare il nome di Gesù, per accrescere la sua reputazione e diffondere la sua gloria.

 

Note

[1] Per una dettagliata spiegazione esegetica e una difesa di questa interpretazione di Romani 3:25–26, si veda John Piper, The Justification of God (Baker Book House, 1983), pp. 135–150. Si veda anche il capitolo 6, pp. 157–185.

Questo articolo è tratto e adattato da The Pleasures of God: Meditations on God’s Delight in Being God, di John Piper.

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