Viviamo in un mondo che pretende libertà. Che reclama il bisogno di autodeterminarsi. I diritti personali, le battaglie per i diritti civili e la nuova sensibilità ecologica, sono solo alcuni dei movimenti che animano la generazione di oggi. Ciò nonostante non possiamo non tenere conto di come la storia umana sia costellata da una infinita serie di fallimenti su ogni fronte morale e civile.
La Bibbia è sempre molto chiara riguardo a Dio e all’uomo. L’uomo pretende di essere quello che non è. Pretende di possedere qualcosa che non ha. E questo continuo stato di precarietà e insufficienza, è ciò che la Bibbia descrive come una conseguenza del peccato.
La volta precedente si è ragionato sulla giustizia di Dio. Dio è giustizia. Dio la esercita perfettamente. Occorre ricordarcene perché, secondo la Bibbia, ogni persona si trova in una condizione di colpa. Si nasce peccatori. Ereditiamo questa malattia dai nostri genitori e così via fino al primo uomo e alla prima donna. Viviamo in una condizione di vita in cui commettiamo atti ingiusti e per tanto siamo meritevoli di una condanna.
Ma Dio ci da Cristo affinché i suoi requisiti di giustizia vengano soddisfatti e trasferiti su di noi. Prende su di sé il giudizio che sarebbe spettato a noi e ci scampa dalla condanna, rendendoci salvi e puri. Solo in Lui è possibile divenire giusti davanti a Dio, perché la sua ira si è riversata su Gesù quando è morto sulla croce e le sue perfezioni si sono trasferite su di noi.
Riflettere su questo tema pone delle domande: stiamo davvero vedendo il peccato nello stesso modo in cui Dio lo vede? Lo stiamo percependo con la stessa gravità? Sto ordinando le idee secondo la visione biblica del peccato, oppure sto continuando a valutare me stesso e l’umanità in genere con il solito ottimismo? Il tema della giustizia è rilevante. Ma apre anche a un altra questione: quella della grazia.
Infatti se ci fermassimo a considerare tutto ciò solamente nei termini della giustizia, seppur non ci sarebbe nulla di sbagliato, avremmo una visione parziale della sontuosa opera di Dio. Infatti nel suo disegno benevolo, giustizia e grazia vanno di pari passo. L’una non esclude l’altra. Dio è sia giusto, sia misericordioso! Dio applica l’una quanto l’altra. E il Salmo 32, ci da elementi per comprenderla meglio:

 

Salmi 32:1 Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! 2 Beato l’uomo a cui il SIGNORE non imputa l’iniquità e nel cui spirito non c’è inganno! 3 Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevo tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me, il mio vigore inaridiva come per arsura d’estate. [Pausa]
5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. [Pausa]
6 Perciò ogni uomo pio t’invochi mentre puoi essere trovato; e qualora straripino le grandi acque, esse, per certo, non giungeranno fino a lui. 7 Tu sei il mio rifugio, tu mi proteggerai nelle avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione. [Pausa]
8 Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te. 9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano! 10 Molti dolori subirà l’empio; ma chi confida nel SIGNORE sarà circondato dalla sua grazia. 11 Rallegratevi nel SIGNORE ed esultate, o giusti! Gioite, voi tutti che siete retti di cuore!

 

La sua definizione
I v.1-2 suggeriscono una traccia importante per una possibile definizione: Beato l’uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto! Beato l’uomo a cui il SIGNORE non imputa l’iniquità. Questa è la grazia: è l’atto immeritato di Dio che porta all’uomo immeritevole il beneficio più grande. E qual è questo atto immeritato? E’ il perdono della trasgressione (v.1a). E’ la copertura del peccato (v.1b). E’ la clemenza nei confronti dell’iniquità commessa (v.2). Dio avrebbe potuto agire con fermezza e condannare il salmista; invece agisce con compassione e benevolenza. Questa si chiama grazia!

Se ci pensiamo, c’è un’elemento di irragionevolezza e illogicità. Ci si aspetterebbe che di fronte al peccato, il Signore agisca diversamente, invece questo non succede. Non perché sia contento delle nostre cadute, ma perché agisce con atti benevoli nonostante la presenza del male.
E’ sconcertante pensare a Dio in questi termini, ma è di vitale importanza. Davide lo sapeva molto bene. Ecco perché la presenza del perdono e della compassione danno a questo Salmo una cornice di speranza e serenità. Nonostante al v,3,4 dice di avere le ossa che si consumano tra i lamenti quotidiani, lui è felice perché quando riconosce i suoi peccati, Dio gli rinnova la sua grazia:

5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato. [Pausa]

Pure coloro che cadono infinitamente in basso, possono trovare sollievo in questa grande compassione! Questa è ciò su cui Davide ci invita a riflettere. Dio è pietoso. E questo aspetto della sua natura si manifesta pure nell’esercizio della preservazione, v.6b-7a:

6 qualora straripino le grandi acque, esse, per certo, non giungeranno fino a lui. 7 Tu sei il mio rifugio, tu mi proteggerai nelle avversità

Tutta la vita di Davide e la sua esperienza sono letteralmente investite da questo amore capace di porre dei limiti affinché le grandi acque della vita non straripino e che protegge nelle avversità. E’ un Davide che si sente libero, non più soggetto a condanna o sensi di colpa avvilenti. Si sente di appartenere a un Dio che si mostra in tutta la sua grazia meravigliosa.

 

Le sue conseguenze sul piano universale
Le conseguenze sul piano universale sono evidenti:

1) Innanzi tutto Dio fa grazia motivato unicamente dalla sua sovranità. Questo è chiaro nel v.2: l’uomo è beato unicamente perché il Signore, in forza al suo proponimento benevolo, non imputa l’iniquità. Non troviamo costrizioni. Il Signore non è forzato da nulla. Egli si muove secondo una compassione che proviene unicamente da Lui. Dal suo piano eterno. Paolo lo spiega bene nel suo famoso prologo di Efesini 1:

3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. 4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, 5 avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio. 7 In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, 8 che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d’intelligenza, 9 facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé,

Paolo benedice Dio perché, v.3, ha benedetto di ogni benedizione spirituale in Cristo. Sempre LUI, v.4,  ha eletto le persone in Cristo prima della creazione perché fossero sante e irreprensibili. Sempre LUI, v.5,  ha adottato e ha agito secondo il disegno benevolo della SUA volontà, affinché v.6, tutta la lode e gloria potessero andare unicamente nei confronti della SUA stupenda grazia. Una grazia, sempre v.6, che sempre LUI ha concesso per mezzo del suo amato Figlio. E il suo intento è stato quello di applicare la redenzione, v7, e il perdono dei peccati secondo le ricchezze della SUA grazia, dice Paolo, che sempre LUI ha riversata abbandonatamente sui suoi figli.

Nessuno può tirare la giacca al Signore e dirgli “fammi grazia” oppure “accetto” il tuo perdono o, peggio ancora, “prendo atto che mi hai perdonato”. Assolutamente no! La grazia appartiene a Lui. Lui la concede. Lui la manifesta. Lui la esalta perché i suoi scopi non sono i nostri. Un Dio così è incontenibile, ed ecco perché Davide implora i suoi lettori dicendo v.9-10:

Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano! 10 Molti dolori subirà l’empio; ma chi confida nel SIGNORE sarà circondato dalla sua grazia.

Attenzione a come vi ponete davanti a Lui! Non agite come creature senza intelletto. Non seguite l’esempio dell’empio, ma confidate in Lui. Siate riverenti nei suoi confronti e solo allora ci si potrà vedere circondati dalla sua grazia!

2) La grazia è che è l’unica cosa che permette la salvezza di un uomo. In questo Salmo Davide lo chiarisce bene: la situazione dell’uomo, anche del miglior cristiano, è troppo tragica per essere risolta senza grazia! Le mie ossa si consumavano, dice al v.3, tra i lamenti che facevo tutto il giorno. Dice chiaramente come stavano le cose: non avevo sollievo. Non avevo speranza. Dentro di me sentivo le ossa consumarsi, e mi sentivo logorato dal dolore continuo a causa della mia condizione personale, fin tanto che, v.5, non ho ammesso il mio peccato, confessato la mia iniquità e le mie trasgressioni e tu mi hai perdonato. La sua prospettiva è tutta spostata unicamente su ciò che solo Dio può compiere!

Questo Salmo porta a fare questa domanda: dove sarebbe Davide se Dio non si fosse mosso in questo modo nei suoi confronti? Se non avesse agito con bontà? E soprattutto, dove saremmo noi (e tutti i miliardi di peccatori della storia) se il Signore non avesse fatto grazia?
Il fatto che Lui è un Dio di grazia, fa si che è possibile essere veramente salvati! La grazia è l’unica cosa che permette la salvezza di una persona.

 

Le sue conseguenze sul piano personale
Le conseguenze sul piano personale sono tantissime. Questo Salmo ne cita 4 in particolare, guardiamole insieme:

1) La grazia deve investire tutta la nostra esperienza: Questo è ciò che emerge dalle parole di Davide: chi confida nel SIGNORE sarà circondato dalla sua grazia, dice al v.10, cioè sarà avvolto da questa opera. Essa si noterà ovunque nella vita di chi ne é investito. Ed è sul fondamento di questa esperienza che l’ha coinvolto personalmente, che poco prima egli si sente in dovere di dire ai suoi ascoltatori: “io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare. Io, che sono stato perdonato e ristabilito dal Signore, ti esorto a non essere come il cavallo e il mulo!” La grazia in cui Davide si trova circondato non solo caratterizza la sua vita personale, ma anche quella tutto intorno a Lui. E’ un’esperienza totalizzante! E’ un’opera che si sente di dover spiegare. Desidera che anche gli altri ne facciano esperienza. Investe tutto di Lui. E prego il Signore che possa investire anche tutta la nostra esperienza di vita. Questo è il cuore di uno che ha veramente toccato con mano la bontà del Signore! E’ impossibile mettergli un bavaglio! Piuttosto sarebbe preferibile morire!

2) La grazia legittima la lode a Dio: Questo è ben evidente al v.11: Rallegratevi nel SIGNORE ed esultate, o giusti! Gioite, voi tutti che siete retti di cuore! Per quale motivo? Perché chi confida in Lui sarà circondato dalla sua grazia, v.10. Sarà avvolto nel suo abbraccio di amore! Un abbraccio che né lui, né nessun altra persona in questo mondo meriterebbero. Non è un invito asettico e innaturale ad esultare. E’ invece una vera propria chiamata a provare emozioni fortissime per le sue innumerevoli compassioni! Ad essere rapiti da questa opera! A gioire a deliziarci in Lui! Ci si sarebbe aspettato di tutto dal Signore, tranne che fare grazia ad esseri insulsi e orribili come noi! Rallegratevi nel SIGNORE ed esultate, perché la grazia del Signore è tutto!

3) La grazia spinge ad abbassare noi stessi e ad innalzare Dio: Davide è chiaramente consapevole che la grazia è intervenuta perché era presente il peccato in lui. Là dove era presente tanto male, egli vede brillare la speranza di un amore che toglie il fiato. E questo lo spinge a parlare apertamente di sé stesso in maniera umile e senza presunzione. Parla infatti delle sue ossa come di ossa consumate a causa dei lamenti che faceva tutto il giorno, v.3. Parla del suo vigore fisico che andava disfacendosi a causa dei suoi peccati. Ma una cosa è certa: chi grida aiuto al Signore sarà circondato dalla sua grazia! La grazia non fa gonfiare. Spinge ad abbassare noi e ad innalzare Dio perché nulla è così coinvolgente come la sua compassione!

4) La grazia incoraggia una rivalutazione continua del nostro stato di salute spirituale: Non sappiamo quando fu scritto questo Salmo. Poteva essere stato composto prima della sua investitura come re, così come dopo. Ma da come ne parla è possibile pensare che l’abbia composto in un’età sufficientemente matura. Infatti parla di vigore che inaridisce e si rivolge a un’ipotetico interlocutore come se fosse un mentore. Tutti indizi che fanno presumere che abbiamo davanti un Davide che ha visto tante cose passare sotto i suoi occhi. Se questo è vero, colpiscono le parole del. v.8: Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare. La grazia è lì per indirizzarti, dice, in un cammino diritto. Per guidarti nella via che devi percorrere! Guai a non farlo! Se Dio ha fatto grazia, occorre valutare dove ci troviamo rispetto ad essa. Come stiamo vivendo la nostra vita rispetto alla Sua grazia? Siamo come il cavallo e il mulo a cui devono essere messi le briglie o siamo come pellegrini, che umilmente e con tanta fatica, procedono lungo la via di casa?
La grazia di Dio è lì non per finire in nulla o per farci sentire arrivati! Ma è lì per continuare la sua opera di trasformazione e renderci più sensibili alla sua voce, senza dare nulla per scontato! Essa rivela il cuore buono di Dio nei confronti di chi non meriterebbe nulla. Investe l’intera esistenza, legittima la lode a Dio, abbassa noi e da gloria a Lui, incoraggia una continua riflessione su noi stessi e il nostro cammino.

Che il Signore ci aiuti a fare nostra la sua grazia!

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