Quando l’angelo appare nel santuario, Zaccaria è turbato e preso da spavento. La prima parola che riceve è un invito: «Non temere» (Luca 1:13). Dio sta per raggiungere con la sua grazia una storia che, agli occhi umani, sembra ormai chiusa.
Zaccaria ed Elisabetta sono anziani e non hanno figli. Eppure Gabriele annuncia che Elisabetta partorirà un bambino, che sarà chiamato Giovanni. Il limite che la coppia conosce da tanto tempo non impedisce a Dio di compiere ciò che ha promesso.
Una risposta più grande della richiesta
L’angelo dice a Zaccaria che la sua preghiera è stata esaudita. Il testo non precisa quando sia stata pronunciata né ne riporta le parole. Il dono del figlio richiama certamente il bisogno della coppia; il contesto del tempio e la missione del bambino allargano però lo sguardo all’attesa di tutto Israele.
Dio si prende cura di due persone concrete e, attraverso questa nascita, prepara la venuta del Messia. Il dolore privato di una casa entra nella grande storia della redenzione. La tenerezza di Dio per Zaccaria ed Elisabetta non è assorbita da un progetto impersonale: la loro gioia è reale. Ma quella gioia raggiungerà anche molti altri.
Giovanni sarà grande davanti al Signore, pieno di Spirito Santo e chiamato a ricondurre molti al loro Dio. La sua missione sarà preparare un popolo disposto ad accogliere il Signore. La buona notizia va dunque oltre il fatto che Zaccaria avrà un figlio: Dio sta preparando la strada al suo Figlio.
Questo ci aiuta a leggere le nostre preghiere con umiltà. Possiamo chiedere qualcosa di preciso e prezioso senza pretendere di vedere tutto ciò che Dio sta facendo. La sua sapienza abbraccia più di quanto noi riusciamo a comprendere dal luogo della nostra necessità.
La grazia riconduce il cuore a Dio
La missione di Giovanni mostra anche quale sia il bisogno più profondo del popolo. L’angelo parla di cuori da volgere, di ribelli da ricondurre alla saggezza dei giusti. Israele ha bisogno di tornare al Signore.
La grazia di Dio raggiunge la nostra sofferenza e affronta anche il peccato che ci allontana da lui. Sarebbe una speranza troppo piccola attendersi da Dio soltanto circostanze più comode, lasciando il cuore lontano dal Padre. Giovanni preparerà la via a colui che viene a cercare i perduti e a riconciliarli con Dio.
Quando preghiamo per una persona che amiamo, possiamo quindi chiedere sollievo, aiuto e una strada aperta. Possiamo anche domandare che conosca Cristo, che impari a fidarsi di lui, che riceva il perdono e una vita nuova. Non dobbiamo scegliere tra la compassione per un bisogno concreto e il desiderio della salvezza: la grazia ci insegna a portare entrambi davanti al Signore.
L’impossibile non diventa una promessa a nostra misura
Dio dona un figlio a Elisabetta nella vecchiaia. Sarebbe però infedele al racconto promettere lo stesso esito a ogni persona che soffre. Nessuno dovrebbe sentirsi accusato di scarsa fede perché la sua attesa continua o perché una perdita non viene restituita in questa vita.
La potenza di Dio non ci consegna il controllo delle sue decisioni. Ci permette di rivolgerci a lui con fiducia, sapendo che nessun limite umano rende impossibile il compimento della sua Parola. Portiamo desideri e domande al Padre; lasciamo a lui la sapienza della risposta.
Questo non rende la preghiera meno sincera. Possiamo chiedere con insistenza, piangere e riconoscere quanto sia difficile aspettare. La fede non deve fingere che un dolore sia piccolo. Impara a rimanere davanti a Dio anche quando la risposta non ha ancora la forma che speravamo.
Il dono che sostiene ogni altra attesa
La nascita di Giovanni è un’alba: annuncia la venuta di Cristo. Gesù porterà la nostra colpa sulla croce e risorgerà, aprendo ai peccatori la via della riconciliazione con Dio. Qui la grazia assume una profondità che nessun miglioramento delle circostanze potrebbe sostituire.
Se oggi ti trovi davanti a una situazione che sembra senza uscita, puoi presentarla al Signore. Non devi sapere già come la risolverà per potergli parlare. Guarda al Figlio che egli ha dato: la sua bontà non è un’ipotesi appesa alla prossima risposta.
Cristo è venuto e ha promesso di tornare. La redenzione avrà il suo pieno compimento. È questa promessa a sostenere la nostra speranza, anche quando la storia personale conserva domande ancora aperte.
Riflessione tratta dal sermone «Quando Dio rompe il silenzio», su Luca 1:5–25.




