Di David Gibson
Dio con noi
Martin Lutero afferma che «il Salterio è una piccola Bibbia e il compendio dell’Antico Testamento».1 È una bellissima espressione, perché mostra come sia possibile vedere l’intera storia della Bibbia racchiusa in parti più piccole della Bibbia stessa. E se Lutero aveva ragione a dire questo dei Salmi, vorrei suggerire che il Salmo 23:4 è esso stesso «una piccola Bibbia», all’interno della piccola Bibbia dei Salmi, all’interno dell’intera Bibbia. È una verità meravigliosa: il messaggio di tutta la Bibbia può essere riassunto in quattro semplici parole: «Tu sei con me».2
Tu sei con me.
- In Eden, Dio viveva con Adamo ed Eva (Genesi 3:8).
- Sul monte Oreb, Dio promise a Mosè che sarebbe stato con lui in Egitto (Esodo 3:12).
- Al monte Sinai, Dio venne ad abitare con Israele in una tenda e parlava con Mosè «faccia a faccia, come un uomo parla con il proprio amico» (Esodo 33:11).
- Nella terra promessa, Dio venne ad abitare con Israele in un tempio (1 Re 8:11).
- In Gesù, Dio venne ad abitare con il suo popolo, come Emmanuele, «Dio con noi» (Matteo 1:23; Giovanni 1:14).
- Quando Gesù preparò i suoi discepoli alla propria partenza, promise di mandare il suo Spirito Santo affinché venisse ad abitare in noi (Giovanni 14:15–17).
- Gesù promise ai suoi discepoli: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente» (Matteo 28:20).
- Nei nuovi cieli e nella nuova terra, Dio abiterà di nuovo con il suo popolo. Ecco come l’Apocalisse esprime questo culmine: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, ed essi saranno il suo popolo, e Dio stesso sarà con loro come loro Dio» (Apocalisse 21:3).
Spero che, leggendo questo elenco, tu possa trarre profonda consolazione dal fatto che la presenza di Dio con il suo popolo è l’intera Bibbia in poche parole. Il Salmo 23:4 non è consolante per l’unicità di ciò che dice; dovremmo piuttosto trovarvi conforto per il modo meraviglioso in cui riesce a dire con così poche parole ciò che tutta la Bibbia dice con così tante. Hai un pastore che è con te. Il Signore Gesù, il tuo re-pastore e Salvatore, è con te nella tua valle, e sarà sempre con te, per tutto il tempo in cui vi rimarrai. Lì non ti lascerà e non ti abbandonerà mai.
Sono convinto che molti credenti non comprendano davvero la profondità dell’amore di Dio per loro, espressa dal fatto che, nel Signore Gesù, Dio è con noi. Diamo per scontato che Dio sia con la chiesa in generale o con altri nella chiesa in particolare, ma non con noi. No, pensiamo, non può davvero essere con me. E dicendo questo ci escludiamo dall’intero percorso della storia narrata dalla Scrittura: Dio non si è limitato a formare un mondo e poi a riempirlo, ma è venuto egli stesso nel suo mondo e si è fatto conoscere in un modo tanto intimo e personale quanto quello in cui una pecora conosce il proprio pastore, un viaggiatore il proprio compagno, un ospite colui che lo accoglie, una sposa il proprio marito, persino un servo il proprio padrone. La storia della Bibbia è che Dio è venuto a noi in Gesù, così che possiamo dirgli: «Tu sei con me».
È proprio per questo che, nel Nuovo Testamento, l’apostolo Paolo non parla mai delle persone come di «cristiani», quasi che ciò che siamo fosse un’etichetta o un titolo che portiamo. Paolo parla invece dei credenti come di persone «in Cristo», un’affermazione che rispecchia molto meglio la verità ultima della nostra condizione. La nostra unione con Cristo è una realtà che ci riguarda non meno del nostro sesso, della nazionalità, dell’età, dell’altezza o di qualsiasi altra caratteristica che potremmo elencare per definirci. Anzi, alcune di queste cose possono cambiare nel tempo, ma la nostra unione con Cristo no. Egli è «con» noi perché noi siamo «in» lui.
Come spesso accade, alcuni dei nostri predecessori puritani lo avevano compreso meglio di noi. Nella sua splendida opera The Heart of Christ in Heaven Towards Sinners on Earth (Il cuore di Cristo in cielo verso i peccatori sulla terra), Thomas Goodwin offre una profonda meditazione su Cristo che lava i piedi ai discepoli e sul suo discorso di addio nella sala al piano superiore. Qui Goodwin vede il Signore Gesù chinarsi ad assecondare «le leggi degli sposi»: legge i capitoli 13–17 del Vangelo di Giovanni come l’effusione dell’amore che il cuore di Cristo nutre per i suoi discepoli e individua nella gioia della sua presenza e nel dolore della sua assenza il filo che attraversa questi capitoli.3 Goodwin medita su queste parole di Gesù: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi» (Giovanni 14:3). Per Goodwin, Cristo è come uno sposo che prima prepara ogni cosa nella casa di suo padre e poi viene di persona a prendere la propria sposa, «senza mandare altri a prenderla, perché è un tempo d’amore».4 E poi Goodwin dice, in modo sorprendente:
È come se avesse detto: La verità è che non posso vivere senza di voi; non avrò mai pace finché non vi avrò dove sono io, così che non ci separiamo mai più; ecco il motivo. Il cielo non potrà trattenermi, né la compagnia di mio Padre, se non avrò voi con me, tanto il mio cuore è rivolto a voi; e se ho una gloria, voi ne avrete parte.5
Queste parole incisive sono il tentativo di Goodwin di penetrare la stupefacente realtà di Giovanni 13–17, capitoli che rivelano come il Padre, il Figlio e lo Spirito abbiano scelto di condividere con noi ciò che condividono fra loro. Il loro amore reciproco è l’amore che hanno per noi. Il loro desiderio di stare l’uno alla presenza dell’altro trabocca nello stesso desiderio di avere anche noi con loro, alla loro presenza. In Giovanni 17:24 Gesù prega: «Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati». Il linguaggio di Goodwin si spinge fino ai limiti di ciò che possiamo dire riguardo a quanto siamo amati: «Tu hai rivolto il mio cuore verso di loro, e tu stesso li hai amati come hai amato me, e hai stabilito che siano uno in noi, proprio come noi siamo uno; perciò non posso vivere a lungo separato da loro. Ho la tua compagnia, ma devo avere anche la loro; “voglio che siano dove sono io”».6
Hai un pastore che è con te.
Tanto spesso ci riteniamo esclusi dalla presenza di Cristo e pensiamo che egli non possa essere con noi perché presumiamo che il suo amore per noi si basi su di noi, su come siamo, su ciò che abbiamo fatto o non abbiamo fatto. Ma non è così. È una verità profonda, più profonda di quanto comprendiamo, che l’amore del Padre per il Figlio e l’amore del Figlio per il Padre sono lo stesso amore che il Padre e il Figlio hanno per noi (Giovanni 17:20–26). La comunione tra le persone della Trinità è una comunione nella quale veniamo accolti, e l’amore che ci viene donato è un amore che esisteva già senza di noi. Non abbiamo creato quell’amore né lo abbiamo suscitato grazie a qualcosa di speciale in noi; no, siamo invitati a partecipare a un amore che esisteva già senza di noi, un amore che ci viene donato. Così l’amore del Signore Gesù per i suoi discepoli manifesta il suo stesso cuore verso di noi, nel suo desiderio di stare con noi.
Per quanto sia sorprendente, possiamo dire che, se il Figlio desidera stare con suo Padre, allo stesso modo desidera anche stare con il suo popolo.
Il Signore, il tuo pastore, è con te.
Note
- J. M. Mason, citato in William S. Plumer, Psalms: A Critical and Expository Commentary with Doctrinal and Practical Remarks (Banner of Truth, 1975), p. 7.
- Devo le riflessioni contenute in questo paragrafo e nei successivi al sermone di Jonathan Gibson sul Salmo 23, «Comfort for All of Life», predicato alla Cambridge Presbyterian Church il 28 febbraio 2016, www.cambridgepres.org.uk.
- Thomas Goodwin, The Heart of Christ, Puritan Paperbacks (Banner of Truth, 2011), p. 15.
- Goodwin, The Heart of Christ, p. 15.
- Goodwin, The Heart of Christ, p. 16.
- Goodwin, The Heart of Christ, p. 26.




