Poiché tu non desideri sacrifici, altrimenti li offrirei;
non gradisci olocausti.
I sacrifici graditi a Dio sono uno spirito afflitto;
tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato.
— Salmo 51:16–17
«Tu non desideri sacrifici»
C’è una verità sull’adorazione, tratta dal Salmo 51:16, che dobbiamo riuscire a comprendere: esiste un’adorazione che Dio non accetta. Forse questo ti mette già un po’ a disagio. Potresti chiederti: «Che cosa intendi con “un’adorazione che Dio non accetta”? Dio non accoglie forse qualsiasi adorazione, da chiunque voglia offrirgliela, in qualunque momento?». Ebbene, no.
Se risaliamo quasi all’inizio, la Scrittura insegna questa verità che ci invita alla serietà. In Genesi 4 sia Caino sia Abele portarono offerte al Signore, ma soltanto quella di Abele fu accettata. Perché? Abele offrì il suo sacrificio con fede, mentre Caino portò la propria offerta con un cuore che non era retto davanti a Dio (Ebrei 11:4). Non contava soltanto l’offerta, ma anche la disposizione di chi adorava.
Poi, in Esodo 32, mentre Mosè era sul monte per incontrare Dio, Aronne e il popolo costruirono un vitello d’oro laggiù, ai piedi del monte. Affermavano di adorare Dio, ma lo facevano mediante un’immagine scolpita, infrangendo direttamente il secondo comandamento. L’ira di Dio divampò contro il suo popolo e molti di loro morirono.
In Levitico 10:1–2, Nadab e Abiu, figli di Aronne da poco consacrati sacerdoti, offrirono davanti al Signore un «fuoco estraneo». Egli non aveva loro comandato di farlo. Come gli Ebrei al Sinai, cercarono di avvicinarsi a Dio alle proprie condizioni. All’improvviso, un fuoco uscì dalla presenza del Signore e li consumò. Morirono adorando il Dio giusto nel modo sbagliato.
Altri esempi della Scrittura continuano a mettere in luce l’avversione di Dio per un’adorazione impropria. Il re Saul mancò più di una volta di adorare Dio con il cuore e con obbedienza e, di conseguenza, fu respinto dal Signore (1 Samuele 13:8–14; 15). Un uomo di nome Uzza allungò la mano e toccò l’arca durante il trasporto per impedirle di cadere, e fu colpito a morte per averla trattata in modo improprio (1 Cronache 13:5–10).
I profeti Isaia, Amos e Malachia gridarono tutti al popolo di Dio per aiutarlo a vedere che Dio non desiderava sacrifici e offerte provenienti da cuori vuoti (Isaia 1:10–17; Amos 5:21–24; Malachia 1:6–10).
Tenendo presente questo utile contesto, arriviamo al Salmo 51:16:
Poiché tu non desideri sacrifici, altrimenti li offrirei;
non gradisci olocausti.
Mettiti nei panni di un adoratore dell’Antico Testamento e rileggi il versetto. Questa affermazione potrebbe risultare sconvolgente. Dopotutto, nelle pagine del Pentateuco sono disseminati i comandamenti di Dio stesso riguardo ai sacrifici e alle offerte. Genesi, Esodo, Levitico e Deuteronomio parlano ampiamente di diversi tipi di sacrifici, dalle offerte per il peccato intenzionale e per le trasgressioni involontarie fino a quelle di ringraziamento e di commemorazione.
Dio stesso istituì queste offerte e chiamò il suo popolo a osservarle con cura.
Inoltre, Dio si compiaceva davvero dei sacrifici e dell’adorazione del suo popolo, ma soltanto quando le offerte erano accompagnate da cuori sinceri. Non voleva l’adorazione di persone dal cuore diviso, che affermavano di amare Dio mentre inseguivano altri dèi o, interiormente, disprezzavano la sua parola.
Perché dunque Davide dice: «Tu non desideri sacrifici»? Non sta liquidando il sistema sacrificale. Sta invece riconoscendo che, nella sua condizione presente, nessuna offerta esteriore può ristabilire ciò che è stato spezzato. La specifica parola ebraica tradotta con «sacrifici» nella prima riga del Salmo 51:16 è associata più comunemente al sacrificio di riconoscenza, una gioiosa espressione di comunione con Dio (vedi Levitico 3; 7:11–36).
Il sacrificio di riconoscenza rappresentava Dio e il peccatore riconciliati.1 Evidentemente Davide non si trova nella condizione di presentare questo tipo di offerta. Gli olocausti significavano completa consacrazione ed espiazione (vedi Levitico 1) e, nella seconda riga del Salmo 51:16, Davide riconosce che Dio non gradirà neppure un olocausto.
Comprende giustamente che, senza un cuore contrito, anche il sacrificio più costoso sarebbe vuoto agli occhi di Dio.2 In definitiva, la verità racchiusa nel Salmo 51:16–17 mostra ciò che conta davvero per Dio.3
Il punto del Salmo 51:16 non è che Dio si opponga all’adorazione, ma che esiga che la giusta adorazione venga offerta con il cuore giusto. Perciò, quando gli idoli che noi stessi abbiamo fabbricato catturano la nostra attenzione, quando i nostri affetti sono divisi e quando il nostro cuore si è raffreddato, dobbiamo rivolgerci al Signore con tutta umiltà e pregare insieme al dolce cantore d’Israele:
O Signore, insegnami la tua via;
io camminerò nella tua verità;
unisci il mio cuore al timore del tuo nome. (Salmo 86:11)
Soltanto Dio può unire un cuore diviso. Ma quanta speranza abbiamo! Se appartieni a Cristo, sei stato unito a lui per sempre (Romani 6:5; 1 Corinzi 6:17). Per quanto imperfetta possa essere la tua adorazione, essa è gradita a Dio. Questa è la gioia della vera adorazione: Dio non ti accoglie in base alla tua prestazione, alla profondità della tua sincerità e neppure all’ortodossia della tua pratica, ma in base al merito di Cristo, che ha offerto un’adorazione perfetta al posto tuo (Ebrei 10:14).
Infatti, l’unico modo per praticare la giusta adorazione con il cuore giusto è in Gesù Cristo e per mezzo di lui. Se sei in lui, sei accolto alla presenza stessa di Dio, ed egli vuole che tu gli porti tutto il tuo cuore. E quando senti il tuo cuore debole o spezzato, puoi chiedergli di unirlo di nuovo. Quanto conforto troviamo nelle parole che la poetessa e autrice di inni Harriet Auber ci ha dato da cantare:
Purificati dalla colpa,
non lascino più gli oscuri labirinti del peccato
che i nostri piedi erranti siano tentati;
allora le nostre offerte, preghiere e lodi
riceveranno una risposta piena di grazia.4
L’adorazione che Dio non disprezza
Mentre il Salmo 51:16 parla dell’adorazione di cui Dio non si compiace, il Salmo 51:17 parla dell’adorazione che Dio non disprezza. Qui giungiamo a una delle frasi più straordinarie della Scrittura e impariamo quale adorazione Dio ama ricevere:
I sacrifici graditi a Dio sono uno spirito afflitto;
tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato. (Salmo 51:17)
Sullo sfondo del sistema sacrificale, queste parole brillano come un diamante. Se il punto del Salmo 51:16 è che nessun sacrificio materiale sarà accettato, allora il punto del Salmo 51:17 è che il sacrificio deve essere spirituale. Che cosa è più prezioso agli occhi del Signore di mille agnelli senza difetto o diecimila colombe perfette? Un solo cuore che si volge a lui con contrizione autentica, profondamente afflitto. Sì, questo è il sacrificio che Dio non soltanto accetta: è proprio l’offerta di cui si compiace.
Infatti, «questa è l’unica offerta danneggiata che a un Israelita fosse consentito portare; ogni animale doveva essere perfetto, ma il cuore del peccatore doveva essere spezzato e contrito».5
Dio non respingerà il cuore ferito dalla trasgressione. Non rifiuterà lo spirito schiacciato sotto il peso del peccato. Lo spirito afflitto non deve cercare neppure per un istante di nascondere la propria vera condizione. Chi adora con il cuore spezzato non perde tempo a cercare di darsi un tono davanti a Dio. Semplicemente implora misericordia, completamente affranto. Senza dubbio, nel corso dei secoli le parole del Salmo 51:17 sono sgorgate dalle labbra di innumerevoli santi mentre gridavano al Signore in momenti di immenso dolore, peccato e sofferenza.
Perché un cuore spezzato?
John Bunyan scrisse il suo libro The Acceptable Sacrifice sul Salmo 51:17, dedicando più di trentacinque pagine a questo solo versetto. È colmo di riflessioni attente e di aiuto pastorale e risponde alla domanda: «Perché un cuore spezzato è tanto significativo agli occhi di Dio?». Esporrò il ragionamento di Bunyan, perché è stato di grande aiuto alla mia comprensione.
La prima ragione per cui Dio si compiace dell’adorazione di un cuore spezzato è che «un cuore spezzato è opera di Dio; un cuore che egli stesso ha preparato per il proprio servizio; è un sacrificio che egli stesso ha provveduto».6 Proprio come Dio provvide l’agnello per l’offerta quando Abraamo portò Isacco sul monte per adorare, così Dio provvede in tutti i suoi figli l’offerta necessaria: cuori spezzati sotto il peso della convinzione di peccato, ora messi a nudo davanti a lui nella contrizione e nel ravvedimento.
Bunyan scrisse del cuore: «È lo scrigno nel quale, una volta aperto, Dio ripone i gioielli del vangelo».7 Il Signore spezza il cuore indurito e poi lo fascia con la grazia, rendendolo un altare adatto alla sua adorazione.
Un’altra ragione per cui Dio si compiace dell’adorazione di un cuore spezzato è che un cuore spezzato è umile e sottomesso. Si inchina davanti a Dio con timore reverenziale e gli dà la gloria che lui solo merita.8 Chi ha il cuore spezzato non si avvicina al trono della grazia con presunzione e spavalderia; va a Dio con una combinazione divina di umiltà e dipendenza, offrendo interamente se stesso al Signore.
È la grazia di Dio, costosa e gratuita, insieme al suo grande amore per noi, ad alimentare la nostra adorazione.
La terza ragione per cui un cuore spezzato è tanto dolce agli occhi del Signore è che un cuore spezzato fa tesoro di Cristo. Gesù diventa immensamente caro a chi ha gustato e visto che il Signore è buono (Salmo 34:8). Quando coloro che hanno il cuore spezzato considerano il grande amore che è stato loro mostrato in Gesù, lo apprezzano al di sopra di ogni altra cosa e lo conoscono nuovamente come il loro grande medico, il loro Salvatore e il loro Redentore.
Bunyan espresse magnificamente questa verità con queste parole: «Come il pane per chi ha fame, l’acqua per chi ha sete, la luce per chi è cieco e la libertà per chi è prigioniero, così, e mille volte di più, è Gesù Cristo per chi è ferito e per coloro che hanno il cuore spezzato».9
La quarta ragione per cui un cuore spezzato è prezioso agli occhi del Signore è che è un cuore riconoscente, grato per la grazia che ha ricevuto.10 Il cuore umano non ha una sola dimensione, ma molte sfaccettature; è capace di essere molte cose contemporaneamente. Perciò il cuore completamente spezzato a causa del peccato può essere, nello stesso tempo, totalmente riconoscente. E, grazie alla sua posizione sicura davanti a Dio, un cuore spezzato può persino rallegrarsi sinceramente della gloriosa realtà del peccato perdonato.
Tenendo presenti le utili spiegazioni di Bunyan, vediamo ora come Tim Keller descrisse la bellezza del cuore spezzato e contrito. Scrisse:
Che cos’è il cuore spezzato e contrito che Dio desidera tanto? È un cuore che sa quanto poco merita eppure quanto ha ricevuto. Conoscere soltanto la prima verità significa disprezzare se stessi; conoscere soltanto la seconda significa essere soddisfatti di sé, ed entrambi questi tipi di cuore saranno assorbiti da se stessi. Davide parla invece di cuori spezzati da una grazia costosa e gratuita, che sanno quanto siamo perduti e quanto siamo amati. Questo ci fa uscire da noi stessi.11
È la grazia di Dio, costosa e gratuita, insieme al suo grande amore per noi, ad alimentare la nostra adorazione. L’amore di Dio è immeritato e puro. Non si può guadagnare ed è incrollabile. Il nostro amore per lui non ha origine dentro di noi, perciò nel nostro cuore non c’è spazio per l’orgoglio o il vanto. Piuttosto, quando comprendiamo l’ampiezza della sua grazia e scegliamo di accoglierla con il nostro cuore spezzato, il nostro amore per Dio ritorna a lui in risposta. Un cuore spezzato conduce alla vera adorazione.
Infine, vediamo come Charles Spurgeon descrisse il cuore spezzato e contrito in uno dei suoi sermoni. Affermò:
Un cuore spezzato non sa mantenere segreti. Ora tutto viene rivelato, ora la sua essenza si riversa all’esterno. Troppo del nostro pregare e della nostra adorazione assomiglia a scatole chiuse: non si può sapere che cosa contengano. Ma con i cuori spezzati non è così; quando i cuori spezzati cantano, cantano davvero. Quando i cuori spezzati gemono, gemono davvero. I cuori spezzati non giocano mai a ravvedersi, né giocano a credere… Con i cuori spezzati l’inno è un vero inno, la preghiera è una vera preghiera, ascoltare i sermoni è un impegno serio e predicarli è il lavoro più duro di tutti. Oh, quale misericordia sarebbe se alcuni di voi fossero ridotti completamente in pezzi! Ci sono molti fiori che non sprigioneranno mai il loro profumo finché non saranno schiacciati.12
La misericordia dell’adorazione con un cuore spezzato
Forse sei scivolato in un’abitudine di prestazione spirituale, oppure ultimamente stai compiendo i gesti dell’adorazione senza avere un cuore che adora. Puoi cantare al Signore a pieni polmoni, ma se lo fai senza la giusta disposizione del cuore, la tua voce non gli sarà gradita. Puoi pronunciare preghiere ortodosse che esprimono la fede, ma se il tuo cuore non vola verso Dio sulle ali di quelle parole, non avrai raggiunto la vera adorazione e la vera comunione.
Puoi donare con sacrificio, ma se lo fai controvoglia, il tuo dono non onorerà colui che dona ogni cosa buona e ogni dono perfetto (Giacomo 1:17). Se hai giocato a compiere questi atti sacri, come anch’io ho fatto a volte nella mia vita, prego che il Signore operi profondamente nel tuo spirito.
Prego che tu possa sperimentare un autentico ravvedimento e una fede reale. Possa il prossimo inno che canterai essere un vero inno. Possa la prossima preghiera che pronuncerai essere una vera preghiera. Possa il prossimo passo della Scrittura che leggerai riversarsi su di te come grazia di Dio per te. Possa il prossimo sermone che ascolterai trovare orecchie sintonizzate sul cuore del Signore. Oh, quale misericordia sarebbe, e possa essere davvero tua.
Note
- Alec Motyer, Psalms by the Day: A New Devotional Translation (Christian Focus, 2016), 138.
- Derek Kidner, Psalms 1–72, Tyndale Old Testament Commentaries (1973; ristampa, InterVarsity Press, 2008), 211.
- Tremper Longman III, Psalms, Tyndale Old Testament Commentaries (InterVarsity Press, 2014), 222.
- Harriett Auber, «Psalm 51», in The Spirit of the Psalms, or A Compressed Version of Select Portions of the Psalms of David: Adapted to Christian Worship (Londra, 1829), 50.
- Allen P. Ross, A Commentary on the Psalms, vol. 2, 42–89, Kregel Exegetical Library (Kregel Academic, 2013), 198.
- John Bunyan, The Acceptable Sacrifice, in Experimental, Doctrinal, and Practical, vol. 1 di The Works of John Bunyan, a cura di George Offor (Banner of Truth, 1991), 709.
- Bunyan, Acceptable Sacrifice, 709.
- Bunyan, Acceptable Sacrifice, 710.
- Bunyan, Acceptable Sacrifice, 711.
- Bunyan, Acceptable Sacrifice, 711.
- Timothy Keller, The Songs of Jesus: A Year of Daily Devotions in the Psalms (Viking, 2015), 111.
- C. H. Spurgeon, The Metropolitan Tabernacle Pulpit Sermons (Londra, 1895), 41:304.




