La volta scorsa abbiamo riflettuto sull’esempio di Abraamo nel capitolo 4. Paolo si serve di lui per spiegare le dinamiche di come avviene la giustificazione. Egli non aveva niente da dare al Signore, era a mani vuote e pure dopo la chiamata da parte di Dio egli rimase un individuo dalla fede imperfetta. Ma l’importanza della sua figura riguarda la fede che nutriva per il Signore, la Sua grazia e la Sua potenza che erano ben più forti delle sue debolezze umane e spirituali.

Ricordare tutto ciò ci incoraggia a vivere il rapporto con Lui su dinamiche diverse perché appunto la Sua grazia e potenza sono la risposta a tutto ciò che in questa vita finiscono per annichilirci. Pensiamo, ad esempio, alle certezze di questo mondo: solo la morte è certa perché neanche l’amore di un coniuge o di un genitore sono eterni. Difficile da accettare però è così. E’ un pensiero atroce, se ci pensiamo, a meno che non si apre per noi la consolazione della speranza eterna di gloria che Gesù ci ha provveduto! Come per dire all’ineluttabilità della morte (che toccherà a ogni essere vivente su questo mondo), la risposta di Dio è straripante!

Nel passo che considereremo oggi Paolo desidera aiutarci a considerare l’amore passato di Dio come la chiave per crescere non solo nel cammino presente ma soprattutto nella speranza dell’eternità futura. L’amore di Dio che nel passato ha riconciliato a sé i peccatori è oggi il propulsore per la nostra avanzata in questa vita nonostante le più dure afflizioni in vista della gioia eterna con il nostro salvatore. Siamo in Romani 5.

 

Per Fede ne facciamo esperienza (v.1-5)

1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; 3 non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, 4 la pazienza, esperienza, e l’esperienza, speranza. 5 Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.

Come dicevo prima l’uso delle parole di Paolo è singolare. Ci sono continui riferimenti al passato e al futuro, come se fossero legati insieme. E’ come se ci stesse dicendo che non è possibile parlare di speranza eterna senza considerare la questione della giustificazione passata. Non è possibile parlare di alcuna certezza futura, ultima e definitiva, senza considerare la garanzia e la completezza dell’opera passata di Dio verso il peccatore. Non sta parlando degli effetti della giustificazione, ma sta dimostrando come essa renda effettiva, assoluta e radiosa la speranza di gloria del credente in Cristo. 

Cerchiamo di seguire il ragionamento in questi 5 versetti:

v.1 Giustificati dunque per fede, ovvero dichiarati giusti da Dio abbiamo pace nei confronti di Dio. Pace non nel senso che siamo tranquilli, ma pace nei confronti di Colui che prima disprezzavamo con i nostri peccati. Non è una questione soggettiva (sento pace dentro di me), ma è una questione oggettiva: la relazione con Dio è riappacificata, v.1, per mezzo di Gesù Cristo. Anche se sembrava impossibile prima a causa delle trasgressioni, mediante Lui, v.2, abbiamo avuto accesso a questa grazia (la pace con Dio appunto), nella quale stiamo saldi e ci gloriamo nella speranza della gloria che ci attende! 

Vedete dove puntano queste parole? Non siamo noi il centro del discorso o i nostri punti di vista. Lo è Dio e la sua santità, il suo odio nei confronti del peccato e del bisogno di veder trionfare una vera giustizia! Al capitolo 1 abbiamo capito perché è importante intendere Dio in questo modo: perché se Lui non odiasse tutto ciò che è sbagliato, doloroso e malefico, non ci sarebbe alcuna speranza di vedere trionfare il bene!

Perché Gesù è lo strumento della nostra pace (v.1-2)? Risposta: perché il peccato ci rendeva perduti, lontano dalla presenza di Dio e dal suo amore. Non avevamo alcuna introduzione, nessuna presentazione. Ora però grazie a Gesù siamo condotti verso “questa grazia nella quale stiamo fermi”. Ciò che fa è proprio introdurci alla presenza del Padre. Non è possibile farlo da noi stessi perché la nostra giustizia è come un abito sporco e contaminato. Nulla di noi ci può accreditare verso una vera pace. Ma Gesù è Colui che possiede il diritto di accesso e di entrata alla presenza di Dio. Perciò se siamo in Lui, se la sua giustizia ci appartiene, se il suo sangue ha veramente lavato i nostri peccati se siamo stati davvero portati dalla morte alla vita grazie a Lui, allora c’è la speranza di questa introduzione. Ecco perché solo grazie a Lui è possibile stare fermi in questa grazia. E’ un dono che non solo possediamo con la mente, ma ci ENTRIAMO! Possiamo avere una relazione con Dio e possiamo averla appieno!

Importantissimo poi vedere come la giustificazione conduce alla glorificazione: vedete il v.3-4? Dalla giustificazione si va dritti alla speranza della gloria. Come a volerci ricordare che quando parliamo di “speranza” lo possiamo fare solo se la fondiamo sulla giustizia che Dio ci ha resi grazie Gesù! E questo mi preme sottolinearlo: Lo scopo ultimo della nostra fede, l’obiettivo finale, la vera conclusione della salvezza è questa: di condurci verso la speranza della gloria dove potremo vivere con Dio in un’eternità meravigliosa! Questa è la speranza cristiana!

Ma, dice Paolo al v.3, è una speranza di cui ci si gloria anche ora nelle afflizioni presenti. Per quale motivo? Come è possibile gloriarsi quando il nostro mondo interno ed esterno crollano? Risposta: perché l’amore di Dio che è stato sparso nei nostri cuori lavora nella nostra vita. Coinvolge cuore e mente e ci trasforma. Vedete il v.4?: l’afflizione presente produce pazienza; la pazienza, esperienza; e l’esperienza, speranza. La speranza cristiana non rimane un’incompiuta. Non è un seme che non produce frutto. Anzi dice Paolo al v.5 è qualcosa che non delude! Perché l’amore di Dio è stato sparso (lett. è stato versato, donato, elargito liberamente) mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.

Il cristiano non è caratterizzato da una speranza vaga. Ma è qualcuno che essendo stato giustificato ha ottenuto la rappacificazione del rapporto con Dio e propio per questo può vivere proiettato nella speranza di gloria che il Signore ha preparato. 

La domanda per noi è se stiamo davvero godendo di questa pace. Se nonostante le nostre cadute, rimane forte la convinzione dell’opera di giustizia che Dio ha reso. Se sei un vero cristiano, sei una persona che ha preso coscienza di questa verità e non ti metti a dire “ah lì c’è Dio nella sua totale santità e qui ci sono io nel mio terribile peccato, come posso reggere davanti a Lui?” Ma dice: tutto mi appartiene, ma per nessun motivo se non per grazia soltanto! 

John Bunyan, l’autore del romanzo il pellegrinaggio del cristiano, nella sua personale biografia Grace Abounding to the Chief of Sinners, dice di essere stato in agonia per il suo peccato per 18 lunghi mesi, consapevole che se fosse morto sarebbe stato perduto. Era consapevole di non aver nulla per provvedere alla sua salvezza. Ma alla fine capì che per ottenerla era appropriarsi della giustificazione per mezzo di Gesù Cristo! E questo deve valere anche per te oggi! Giusto temere l’orrore del tuo peccato, piangere per le tue miserie, vergognarti per ciò che hai fatto! Ma ancora di più è stare fermi nella in ciò che ha provveduto per grazia! Stare fermi, al v.2, traduce l’idea stare in piedi con equilibrio sicuro senza la paura di venire smossi. La giustificazione ci porta a questo: non cadere, franare o scivolare a causa delle nostre problematicità perché il Signore e la sua opera sono molto più grandi e ci mantengono saldi!

Perciò chiediti se lo stesso vale per te? Sei in pace, fermo/a su ciò che il Signore ha provveduto? Lo stai glorificando, ringraziando e sperimentando? L’amore di Dio riconcilia a sé i peccatori: solo per fede, quindi, ne facciamo esperienza (primo punto v.1-5) e in Cristo ne comprendiamo il costo (secondo punto v.6-11). 

 

In Cristo ne comprendiamo il costo (v.6-11)

6 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 9 Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira. 10 Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. 11 Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione.

In altre parole un cristiano non potrà fare a meno di valorizzare il sacrificio che è stato compiuto. Vedete come lo spiega Paolo? v.6, proprio quando eravamo senza risorse e alcuna opportunità di salvarci, anzi proprio nel mezzo della nostra più totale depravazione, l’Eterno Figlio di Dio è morto per il bene o per conto degli empi. E’ stata una morte ALTRUISTA, dice Paolo. Infatti non si spiega il fatto che è morto al posto dei peccatori e soprattutto per il loro favore. Uno forse sacrificherebbe la sua vita per una persona buona, invece la morte di Gesù non solo è stata altruista ma anche PREZIOSA perché, v.7, è andata in soccorso degli ingiusti come me e come te. E’ stata preziosa perché ha richiesto una dose di coraggio che nessuno nell’universo possiede, infatti difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire. Quindi altruista, preziosa, ma soprattutto SALVIFICA! Vedete il v.9? E’ stata una morte che ha provveduto la nostra giustificazione e ci fa scampare dall’ira santa di Dio. Senza il suo sacrificio saremmo perduti non soltanto a causa di ciò che siamo, ma anche perché l’ira di Dio rimarrebbe su di noi. Infatti è scritto che siamo per natura figli d’ira (Efesini 2:3).

Cioè la nostra condizione come esseri umani era quella di vivere non secondo la volontà di Dio, ma in ubbidienza ai desideri spesso sbagliati della nostra carne. E ciò era causato perché eravamo per natura figli d’ira. Sono parole lapidarie! Nessuno vorrebbe sentirsi dire questo. Eppure è così. Al di fuori della grazia siamo per natura sottoposti a un’esistenza dove regna un’ubbidienza malata che segue le voglie partorite dalla nostra carne corrotta. Senza il sacrificio di Gesù a nostro favore saremmo in seri guai!

Ecco perché Gesù stesso dice che chi crede in Lui ha vita eterna ma chi lo rifiuta l’ira di Dio rimane su di lui (Giovanni 3:36).

Questo è il ritratto che la Bibbia dipinge di noi stessi. Senza Cristo, lontano da Lui e dalla sua grazia non solo sei soggiogato/a dal potere mortale delle voglie della tua carne ma sei anche nel mirino dell’ira di Dio. In pratica sei senza speranza! 

Non so te, ma non c’è da dormire sereni! Oggi ci sei, domani potresti non risvegliarti più e che ne sarà di te? Che ne sarà della questione del tuo peccato? Chi avrà provveduto per te la pace? Ecco perché è indispensabile che fai tuo il valore della sua morte! Chi mai sarebbe disposto a morire per un ingiusto, si chiede Paolo? Risposta: La morte di Gesù è stata infinitamente ALTRUISTA (6,8). Chi mai potrebbe provvedere una soluzione definitiva? Risposta: la morte di Gesù è stata PREZIOSA (7). Chi mai avrebbe potuto alleviarci dal peso dell’ira di Dio? La morte di Gesù è SALVIFICA perché ha allontanato da noi il furore dell’ira di Dio (9)! 

Ma Paolo prosegue. La morte di Gesù è RICONCILIANTE, vedete v.10? siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo. Tutto ciò è avvenuto mentre eravamo nemici. Mentre eravamo in guerra con Lui, dice Paolo. Eppure, mentre eravamo in questa situazione drammatica, SIAMO STATI RICONCILIATI. Riconciliati traduce l’idea di “cambiare fino a un punto preciso”. Immaginiamo due persone che prima erano in odio ora diventano amici. Cambiano la loro disposizione interna e si avvicinano fino al punto di diventare amici. Gesù ha provveduto a nostro favore questa opportunità. Dio Padre è ora anche nostro Padre. Non noi ci siamo riconciliati, ma LO SIAMO STATI mediante la morte di Gesù. 

E tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita, cioè se Dio ha avuto la potenza e soprattutto la volontà di salvarci prima, quanto più ora, Egli vorrà (e sicuramente potrà) conservare la nostra salvezza! In altre parole, se Dio ci ha chiamati a sé mediante la morte del Figlio suo quando eravamo i suoi nemici, quanto più ora che ci ha riconciliato, ci manterrà salvati per mezzo della vita del Figlio suo! La morte di Gesù ha avuto questo effetto: di provocare la riconciliazione con Dio e la certezza di questo stato di grazia! 

Ecco perché possiamo dire di essere liberi: liberi dal peccato, dal giudizio, ma soprattutto liberi da ogni incertezza e dubbio! Capite il ragionamento di Paolo? Se la grazia di Dio è stata capace di coprire i nostri peccati quando gli eravamo nemici, come non coprirà quelli di coloro che ora sono suoi figli? 

Ogni benedizione di Dio ha il suo punto nevralgico in Cristo! Per mezzo di Lui abbiamo pace con Dio, v.1. Abbiamo grazie e speranza di gloria, v.2. Abbiamo pazienza, esperienza e speranza, v.3-4. Abbiamo l’amore di Dio sparso nei nostri cuori, v.5. Abbiamo liberazione dal peccato per mezzo della sua morte, v.6-8. Siamo al riparo dall’ira di Dio, v.9. Siamo stati riconciliati e preservati, v.10. E infine grazie alla morte di Gesù abbiamo un cuore che gioisce di tutto questo, v.11: ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, mediante il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione. C’è gioia nel vedere cosa è stata capace di sprigionare la giustificazione!

La domanda per noi e per te oggi è se davvero hai compreso il valore del sacrificio di Cristo in questo senso. Se davvero hai compreso la PROFONDITA’ della sua generosità, l’EFFICACIA e la SUFFICENZA della sua morte. In tutto questo non è richiesto alcun tuo contributo materiale. Infatti se ci deve essere un motivo di vanto nella tua vita è perché mediante Gesù Cristo hai ottenuto tutto questo. Paolo era letteralmente coinvolto in tutto ciò! Notate le analogie e l’uso delle parole: tutto va nella direzione di farci AMMIRARE sempre di più il dono prezioso della salvezza provveduta da Dio! Quello che ha appena descritto non è per farci rimanere impassibili o tiepidamente contenti. Ma è per farci EMOZIONARE e AMATI nonostante non lo meritassimo! E il tema del dono è qualcosa che ritroviamo anche in quest’ultima parte del capitolo.

 

Per grazia ne siamo coinvolti (v.12-21)

12 Perciò, come per mezzo di un solo uomo (ndr. Adamo) il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato… 13 Poiché, fino alla legge, il peccato era nel mondo, ma il peccato non è imputato quando non c’è legge. 14 Eppure la morte regnò, da Adamo fino a Mosè (ndr. Cioè colui a cui è stata affidata la legge) , anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire (cioè Gesù). 15 Però, la grazia non è come la trasgressione. Perché se per la trasgressione di uno solo molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti. 16 Riguardo al dono non avviene quello che è avvenuto nel caso dell’uno che ha peccato; perché dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna, mentre il dono diventa giustificazione dopo molte trasgressioni. 

Come dicevo prima, la questione del dono si muove in filigrana in questa sezione molto difficile. Ma permettetemi di fare luce su cosa sta dicendo Paolo qui. Lo scopo del suo ragionamento non è spiegarci perché moriamo. La morte qui è menzionata solo per evidenziare come il peccato di Adamo ha avuto delle ripercussioni inesorabili su tutto il genere umano, una fra tutte la morte e la propensione irrefrenabile a continuare a peccare. Sebbene Eva fu sedotta, la responsabilità di Adamo è stata quella di non aver insistito sull’ubbidienza a Dio e non permettere che lei lo inducesse alla disubbidienza. Quell’atto tremendo cambiò per sempre la sua natura portandolo dall’innocenza alla depravazione, dalla purezza alla peccaminosità. Un cancro che si è trasmesso anche a noi oggi. Perciò quando Adamo peccò, in Lui peccò tutta l’umanità intera, noi compresi.

E il frutto di tutto ciò fu che la morte entrò nel mondo: Perciò, come per mezzo di un solo uomo (ndr. Adamo) il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. Quando parliamo di morte parliamo di qualcosa di veramente drammatico. Cosa c’è di più orribile? Cosa c’è di già insensato che vedere perfino i neonati morire…non perché abbiano peccato, ma perché come dice questo passo, hanno una natura peccaminosa la cui conseguenza, presto o tardi è la morte! 

Noi non diventiamo peccatori perché pecchiamo, ma pecchiamo perché siamo per natura peccatori. Non non diventiamo bugiardi perché mentiamo, ma perché il nostro cuore è bugiardo e infinitamente ingannevole. Noi non diventiamo assassini quando uccidiamo qualcuno, ma perché è già omicida. Gesù stesso lo disse chiaramente: è dal cuore che vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni (Matteo 19:15). Cioè è da ciò che siamo per natura che vengono queste cose. 

Qualcuno allora potrebbe pensare: Non è giusto! Non è possibile tollerare che le persone nascano in questo modo. Non abbiamo chiesto noi di nascere così! Ma cosa ci dice questo brano? Forse che sia stato giusto che Gesù morisse per noi? Che soffrisse a causa degli ingiusti e peccatori? Certamente no! Se Dio fosse stato solo giusto, Adamo ed Eva sarebbero stati distrutti all’istante. Ma poiché Egli è misericordioso e non soltanto giusto, è possibile parlare salvezza. Di giustificazione. Di riconciliazione. E addirittura di speranza. Non tutto riusciamo a comprendere del Signore. Non si spiega il motivo per cui concesse ad Adamo ed Eva di procreare generando così figli peccatori, Ma ancora di più non si spiega il motivo perché ha deciso di fare grazia!

I v.12-16 ci svelano questo DONO UNICO che Dio ha provveduto in favore dell’umanità perduta parlando di Colui che per certi versi è figura di Adamo. Se dunque Adamo ha trascinato tutti nella miseria e disperazione, al v.15 Paolo dice che Gesù ha cambiato quella dinamica riversando su molti la grazia di Dio. In Adamo vediamo che dopo una sola trasgressione il giudizio è diventato condanna su tutti. Ma nel dono di Gesù la giustificazione interviene malgrado le moltissime trasgressioni.

Un dono unico, quindi, ma in conclusione anche un DONO ABBONDANTE che porta vita, salvezza e giustificazione. Questo è il senso degli ultimi passi v.17-21:

Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell’uno, tanto più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo. 18 Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. 19 Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l’ubbidienza di uno solo i molti saranno costituiti giusti. 20 La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, 21 affinché, come il peccato regnò mediante la morte, così pure la grazia regni mediante la giustizia a vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.

L’impatto del dono di Dio in Cristo è incredibile. v.17 Adamo ha portato tutti nella morte. Ma Cristo ha portato i suoi nel REGNO DELLA VITA. v.18 Adamo ha trasgredito una sola volta e da lì la condanna si è estesa a tutti. Ma l’atto di di giustizia di Cristo ha reso GIUSTI I MOLTI. v.19 Adamo ha disubbidito e dunque anche noi ne siamo coinvolti, ma Cristo ha UBBIDITO fino alla fine, pure davanti alle ore tremende della croce.

L’amore di Dio che riconcilia i peccatori attraverso il dono di Gesù Cristo non può essere una verità al pari delle altre! Paolo rimarca questo in maniera chiara. Tu in Adamo sei perso, sei senza pace, sei senza speranza, sei lontano da Dio e sottoposto al suo giudizio. Se privo di ogni beneficio salvifico. Insomma sei in una situazione terribile! Il peccato è una questione seria, ma Paolo tiene a dirti che malgrado tutto la grazia di Dio è più potente e sovrabbondante! Infatti non solo sorpassa il peccato di Adamo, ma anche quelli di tutta l’umanità, pure dei tuoi che sei qui oggi. Il dono di Dio per l’umanità perduta non è stato un salvatore posticcio, ma un atto di grazia, giustizia e vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore!

Questi passi ci mostrano come il piano di Dio nel portare a sé i peccatori sia stato compiuto da un salvatore unico, perfetto, potente, sufficiente, ubbidiente e definitivo. Tante cose oggi ci opprimono e sono capaci di trascinarci in dinamiche di sconforto e stanchezza veri! Tante cose ci fanno sprofondare nei dubbi e nelle domande, perciò ti chiedo cosa ti sta trattenendo dall’andare a Lui? Cosa ti sta impedendo di volgere le tue speranze in Lui? Forse che il mondo e gli esseri  umani non abbiano già dimostrato il loro fallimento? In Gesù Cristo è stato fatto tutto, dice Paolo! Non resta che andare a Lui così come siamo, chiedergli perdono, confessare il nostro peccato e affidarci alla sua grazia. E solo allora potremo dire assieme all’apostolo: Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio.