Uno sguardo sul cambiamento in atto Da tempo ci stiamo confrontando con la “cancel culture”. Attorno ad essa ruota un acceso dibattito perché è un’espressione che sintetizza un fenomeno per cui gruppi, più o meno organizzati di persone, esercitano pressioni su un datore di lavoro, committente, collaboratore o socio perché punisca o interrompa i rapporti con un dipendente o un partner professionale per via di certe cose che ha fatto, detto o scritto. Viene usata principalmente in quei casi in cui decine, centinaia o migliaia di utenti scrivono a un’università, a un editore, a una casa di produzione cinematografica o a un’azienda, chiedendo che un professore venga allontanato, che il libro di uno scrittore non venga pubblicato, che un attore venga escluso da un film o che un dirigente venga licenziato per un determinato motivo. Simile a un boicottaggio, si manifesta però nell’esercitare pressioni attive affinché il libro o il film, per restare agli esempi di prima, vengano ritirati dal commercio e diventino quindi non fruibili per tutti. Recentemente la “cancel culture” è stata citata da vari opinionisti per commentare la storia del “bacio non consensuale di Biancaneve”, o, ancor prima, con l’affermarsi del movimento Black Lives Matter, dopo l’omicidio di George Floyd e dopo che ci si è resi conto delle ingiustizie commesse dalla polizia nei confronti degli afroamericani. Sotto il mirino sono finiti diversi film e cartoni Disney: Alcuni di essi sono stati cancellati dalla piattaforma Disney+ dedicata ai più piccoli e vietata la visione ad un pubblico minore di 7 anni, in quanto, secondo loro, contribuiscono a “trasmettere stereotipi e messaggi dannosi e razzisti”. Ad esempio vengono criticate alcune affermazioni presenti nel film Dumbo, come: “E quando poi veniamo pagati, buttiamo via tutti i nostri sogni”, considerata irrispettosa verso gli schiavi afroamericani impiegati nelle piantagioni. In Peter Pan i nativi americani vengono chiamati con l’appellativo”pellirosse”. Ne Gli Aristogatti, il personaggio di Shun Gon, il gatto siamese è raffigurato con tratti asiatici stereotipati (occhi a mandorla, bacchette ecc.) rappresentando quindi una caricatura offensiva del popolo asiatico. Per questi motivi, questi e tanti altri lungometraggi, sono rimasti visibili al solo pubblico adulto, poiché “includono rappresentazioni negative e/o denigrano popolazione e culture” e perciò “piuttosto che rimuovere questi contenuti, vogliamo riconoscerne l’impatto dannoso, imparare da esso e stimolare il dibattito per creare insieme un futuro più inclusivo” è stato dichiarato dalla casa di produzione nella nota introduttiva che precede la visione di questi tre film. In Italia i comici Pio e Amedeo sono stati criticati perché, durante un recente monologo televisivo, hanno rivendicato la libertà di riferirsi alle persone nere o gay con termini ritenuti generalmente offensivi e discriminatori. Le loro posizioni non solo erano in contrasto con questa cultura di rimozione ma si opponeva anche alla necessità di avere un lessico più corretto (politically correct).   Le presunte ragioni Chi difende questo fenomeno, magari anche ammettendo che le sue manifestazioni possano essere talvolta sbrigative e sommarie, sostiene sia un mezzo per combattere le diseguaglianze razziali, di genere e anche economiche, e che l’esistenza stessa di questa discussione dipenda da fattori “eticamente positivi”. E cioè che persone e gruppi che a lungo non hanno avuto la possibilità di intervenire nel dibattito pubblico e culturale stanno ora acquisendo crescenti spazi e influenza. E li stanno usando per fare pressioni affinché chi ha avuto per decenni gli spazi e il potere subisca infine le conseguenze di quelle parole e azioni che discriminano le minoranze.   Le perplessità C’è comunque un cambiamento in atto nella sensibilità collettiva. Ma questo cambiamento sta generando molti timori su ciò che sarebbe opportuno dire, fare o rappresentare. Infatti molto spesso si assiste a delle vere e proprie rinunce a esprimere la propria opinione su certi argomenti per il timore di sanzioni sproporzionate e non giustificate. Il problema maggiore, dunque, è che l’idea che una singola cosa detta o fatta, per quanto disdicevole, possa arrivare a definire interamente una persona e, peggio ancora, il suo futuro personale e professionale. In questo cambiamento culturale le istanze di tolleranza, correttezza e inclusione che spesso appaiono ragionevoli, tuttavia nei metodi di “cancellazione” risultano essere ugualmente intolleranti, scorretti ed esclusivi. Occorre quindi un superamento. Un riappropriarsi di metodi non più caratterizzati da censura ma ispirati da altro.   La risposta cristiana La fede cristiana nella redenzione di Cristo, è la migliore risposta a questo mutamento culturale. Infatti il suo presupposto non è basato sulle convinzioni, sulle mode e sulle filosofie, ma sulla grazia. La storia evidenzia che ogni tentativo di cambiamento culturale, seppur dettato da buoni propositi, essendo segnato dal cuore umano, ha comunque visto ridurre la sua forza di impatto oppure ha lasciato strascichi profondamente negativi. Nonostante tutte le evidenze naturali, ci ritroviamo ancora incapaci di preservare la natura, il mondo, le creature e gli habitat naturali che ci circondano. La pedo-pornografia, le forme di schiavismo, lo sfruttamento e le tratte di esseri umani, l’intolleranza, il razzismo, le repressioni e le dittature feroci, caratterizzano ancora ancora il nostro tempo. Le conquiste nel campo della farmacologia non vanno a pari passo con l’etica e le pari opportunità per quei paesi privi di risorse per curarsi adeguatamente come un “occidentale”. Molte lotte socio-culturali, come il diritto all’aborto, in certi paesi come gli USA, hanno preso una piega degradante generando un business di milioni di feti abortiti sterminati. Qualsiasi rivendicazione sociale e culturale, seppur ispirata da intenzioni buone, non sarà sostenibile se chi la suscita è, per natura e sostanza, un essere umano. Una creatura priva di un’etica giusta, di una morale con standard elevati, caratterizzata da una visione miope (se non malata) delle cose e impotente nell’applicare la giustizia! C’è bisogno di qualcuno diametralmente più giusto, santo, perfetto e potente, che sia in sé stesso il cambiamento e la nuova vita a cui ogni uomo e donna in questo mondo aspira a vivere. La Bibbia descrive questo “qualcuno” in Gesù. Egli non fu soltanto il figlio del falegname, ma è l’Eterno Figlio di Dio incarnato, venuto per cambiare le sorti del mondo incagliato sui propri problemi! Tutto ciò appare chiaro quando leggiamo la descrizione della sua genealogia in 1:1-16.

1:1 Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo. 2 Abraamo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli; 3 Giuda generò Fares e Zara da Tamar; Fares generò Esrom; Esrom generò Aram; 4 Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon; 5 Salmon generò Boos da Raab; Boos generò Obed da Rut; Obed generò Iesse, 6 e Iesse generò Davide, il re. Davide generò Salomone da quella che era stata moglie di Uria; 7 Salomone generò Roboamo; Roboamo generò Abia; Abia generò Asa; 8 Asa generò Giosafat; Giosafat generò Ioram; Ioram generò Uzzia; 9 Uzzia generò Ioatam; Ioatam generò Acaz; Acaz generò Ezechia; 10 Ezechia generò Manasse; Manasse generò Amon; Amon generò Giosia; 11 Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia. 12 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel; Salatiel generò Zorobabele; 13 Zorobabele generò Abiud; Abiud generò Eliachim; Eliachim generò Azor; 14 Azor generò Sadoc; Sadoc generò Achim; Achim generò Eliud; 15 Eliud generò Eleàzaro; Eleàzaro generò Mattan; Mattan generò Giacobbe; 16 Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.

Qui Matteo sta dando molto di più rispetto a semplice informazioni di parentela. Sta descrivendo come nel tempo e lungo i secoli Dio abbia manifestato grazia; e il Gesù promesso fu il compimento di quell’intenzione benevola! La genealogia che Matteo presenta, Cristo è descritto come discendente di Abraamo e Davide. Essi, però, come la maggior parte delle persone elencate, furono grandi peccatori. Tuttavia, per grazia di Dio, furono scelti come antenati del Messia, il Cristo. Davide peccò terribilmente nel commettere adulterio con Bat-Sceba e aggravò il suo peccato facendo uccidere il marito della donna, Uria, in modo che potesse sposarla. Inoltre, egli fu un padre fallace, tanto che, per sedare un tentativo di colpo di stato, condusse una rivolta armata contro uno dei suoi figli. Sebbene fosse un uomo di grande fede, Abraamo si ritrovò spesso a mentire (Genesi 12:11-19; 20:1-18), e nel fare ciò, finì per disonorare sua moglie, sé stesso e il Signore. I figli di Giacobbe (Giuda e i suoi fratelli) divennero i capi delle tribù d’Israele. Ma ognuno di loro furono persone moralmente problematiche; ma Dio rimase leale alla sua promessa e non ritirò la sua grazia da quegli uomini, perfino in tempi di rimprovero e disciplina! Salomone, il figlio di Davide e suo successore al trono, fu un uomo pacifico e saggio per gran parte della sua vita. Ma fu anche un uomo profondamente insensato e moralmente corrotto. Le centinaia di mogli pagane portarono il suo cuore e quello di molti altri re e israeliti dopo di lui, lontano dal Signore (1 Re 11:1-8). Tamar (v.3), Tamar si finse una prostituta e, con un inganno, fece in modo che Giuda si unisse a lei (Genesi 38). Nonostante la prostituzione e l’incesto, la grazia di Dio fu elargita a queste figure del tutto immeritevoli, tra cui vi era addirittura una falsa e disperata prostituta straniera. Raab, anche lei una straniera era anch’essa colpevole di prostituzione. Ma a differenza di Tamar, si prostituiva per professione. La misericordia di Dio non solo le salvò la vita, ma le permise di far parte della stirpe messianica in qualità di moglie di Salmon e madre del devoto Boaz, il bisnonno di Davide. Rut, moglie di Boaz, come Tamar e Raab, sebbene fosse una straniera (moabita), la grazia di Dio la condusse nella famiglia di Israele e la inserì, attraverso Boaz, nella dinastia reale. Ella fu, infatti, la bisnonna di Davide, il grande re d’Israele. Bat-Sceba, che non viene citata per nome nella genealogia, era stata moglie di Uria. Come detto in precedenza, Davide l’aveva costretta a commettere adulterio e a subire la perdita del proprio marito durante una battaglia. Il figlio nato dal rapporto adulterino morì poco dopo la nascita, ma dopo di lui, nacque dalla loro unione Salomone (2 Samuele 11:1-27; 12:14, 24), successore al trono di Davide e prosecutore della stirpe messianica. Nella misericordia di Dio, Bat-Sceba divenne una diretta antenata del Messia.   La gioia che accompagna la redenzione La genealogia di Gesù Cristo è una magnifica testimonianza della grazia di Dio e anticipa il ministero del suo Figlio, Gesù Cristo, l’amico dei peccatori, il quale non venne “a chiamare dei giusti, ma dei peccatori” (Matteo 9:13). Se, per grazia, egli ha scelto dei peccatori come suoi predecessori, dobbiamo forse sorprenderci del fatto che li abbia pure scelti come suoi discendenti? Il Gesù che viene qui introdotto è colui, capace di redimere il passato turbolento, pure quello del peggiore dei peccatori! Nelle discendenti descritti sono presenti uomini donne che spesso si macchiarono di atti di crudeltà, infedeltà, immoralità, idolatria e apostasia. Nonostante ciò, Gesù cambiò la storia che avevano compromesso! Non si trattò di un atto di censura o di divieto di parlare. Anzi c’è una descrizione impietosa di personaggi che fallirono miseramente nei loro comportamenti e nella loro fede. Ciò nonostante la descrizione aiuta a trovare grande sollievo per come nessuna storia, per quanto fratturata,  è impossibile da essere redenta! Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo, colma i fallimenti, sana le ferite e le ingiustizie e traccia una nuova direzione di vita! In Gesù siamo davanti a un nuovo inizio, l’alba di una nuova creazione! Gesù non ha dato un taglio con il passato (sarebbe stato molto più semplice), ma ha assunto su di sé tutto il peso di quelle immoralità e sofferenze affinché pure noi potessimo trovare speranza in lui nel vedere fiorire una nuova vita! In Gesù non troviamo alcuna traccia di “cultura della cancellazione”, perché la strada per un nuovo mondo e una nuova vita passa attraverso la fede nella sua redenzione.

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