Matteo 25:1-13 è un brano che presenta non poche difficoltà, sia per la simbologia dietro ai personaggi usati, sia per le diverse interpretazioni che le sono state attribuite nel corso della storia. Ecco perché, prima di proporre quella che ritengo “un’interpretazione edificante”, sarà utile osservarne il contesto.
La parabola si inserisce in un corpo di insegnamenti più ampio che Matteo registra sin dal cap. 24 e che solitamente viene intitolato “il discorso profetico di Gesù”.

Il contesto

Al cap. 24 è descritta la scena di Gesù che, uscendo dal tempio, risponde ai suoi discepoli che, poco prima, gli avevano fatto notare gli edifici che componevano l’area templare (v.1).
Tra tutte le cose che potevano aspettarsi di sentire, di certo non avrebbero immaginato di sapere che un giorno, tutte quelle costruzioni, sarebbero diventate solo un cumulo di macerie (v.2).
E’ evidente che le sue affermazioni sono una doccia fredda ed ecco perché fornisce ulteriori spiegazioni (v.3).

Così dal v.4 fino al v.51 Gesù spiega come sarà caratterizzato il periodo che anticiperà il suo ritorno e quali saranno i segni rivelatori. Nella sua risposta alcuni eventi sembrano più vicini e altri più lontani. Alcuni storicamente più vicini al periodo di vita degli apostoli (v.6-9, 15-28), altri probabilmente appartenenti a giorni più lontani (v.10-14, 29-31). Periodi che vengono intrecciati e posizionati in un unico piano di osservazione strano. Non c’è una linearità e una sequenza cronologica. Ma tutti gli accadimenti (vicini e lontani) sono messi in una prospettiva in cui quello che conta non è “cosa accadrà” o “come accadrà “, ma “perché accadrà”. Gli eventi futuri hanno uno scopo che deve essere colto! Questa è la prima cosa importante da tenere in mente quando ci avviciniamo alla parabola delle dieci vergini.

Oltre alla grazia di sapere che quei giorni tremendi sono stati abbreviati (v.22), tre cose in particolare spiccano nel suo discorso profetico. Tre elementi che evidentemente caratterizzeranno anche le parabole successive, compresa questa.

 

Gesù ritornerà

Rispetto allo scenario apocalittico appena descritto questo è il primo motivo di gioia. Quanta disperazione ci sarebbe, se non fosse che nei suoi piani c’è la volontà di ritornare!

Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria. E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli. Perciò anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo verrà.
(Matteo 24:30-31, 44)

Questo è chiaro anche nella parabola delle vergini: esse non sono rimaste a casa in isolamento. Ma sono uscite perché il giorno delle nozze era giunto. L’attesa era finita. Lo sposo sarebbe arrivato da lì a poco.

 

Le sue parole sono vere

il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
(Matteo 24:35)

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà così occupato! Io vi dico in verità che lo costituirà su tutti i suoi beni. Ma se quel servo malvagio dice in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e comincia a battere i suoi conservi, e mangia e beve con gli ubriaconi, il padrone di quel servo verrà nel giorno che non se l’aspetta, nell’ora che non sa, e lo punirà severamente e gli assegnerà la sorte degli ipocriti. Lì ci sarà pianto e stridor di denti.
(Matteo 24:46-51)

Lui non è un Dio di ideali. Non è un Dio che parla e spera che le cose andranno in un verso. No! Le cose andranno esattamente come lui ha decretato. Proprio perché le sue parole sono vere, nulla devierà dal percorso prestabilito per la storia. Il giudizio si abbatterà contro i suoi nemici e la gioia e la felicità eterna si riverseranno abbondantemente sul suo popolo. Il giudizio è vero proprio come la porta per le 5 stolte rimarrà chiusa. Il godimento promesso è altrettanto vero perché alla fine le 5 avvedute entrano con lo sposo nella sala delle nozze!

 

Occorre vegliare.

Ciò che è importante (al di là dei terrori annunciati), è che il loro accadimento rientra nei piani provvidenziali di Dio. Perciò è importante attendere il ritorno del Signore in un atteggiamento di prontezza e fiducia. Questo è l’aspetto principale del suo insegnamento espresso chiaramente nei vv.4,6,13, 23, 26, 36-51.

 

Venuta, veridicità, veglia.

Venuta del Re (che nel caso della parabola riguarda la venuta dello sposo). Veridicità delle sue promesse (che la parabola evidenzia nel suo invito per le 5 avvedute e nel suo rifiuto per le 5 stolte). E infine veglia che deve caratterizzare la vita del suo popolo.
Sono questi, in estrema sintesi, i tre elementi che contraddistinguono il capitolo 24 e di conseguenza anche la cornice entro cui si sviluppa la parabola delle dieci vergini. Cercando di tenere presente queste premesse, è chiaro che l’intenzione di Gesù è di mettere in luce come l’attesa del suo ritorno, chiama il suo popolo a vegliare. Questo è espresso chiaramente nel 25:13.

 

1. L’attesa del giorno della venuta di Cristo (v.1-5)…

Lo scenario di apertura è abbastanza chiaro. Dieci vergini (cinque delle quali avvedute e altrettante stolte) prendono le proprie lampade, escono di casa e si mettono in attesa della venuta dello sposo (che, tardando, le fa addormentare). Non è chiaro se siano spose o semplicemente ancelle. Il vuoto lasciato intorno a questa informazione suggerisce che il punto della questione deve focalizzarsi su altro: l’incontro con lo sposo!
Al v.4 c’è il passaggio chiave. E’ scritto infatti che solo le avvedute presero l’olio, cioè si prepararono:

insieme con le loro lampade, avevano preso dell’olio nei vasi.

E qui bisogna notare due cose in particolare:

– La necessità di essere giustamente preoccupati per l’incarico affidato: L’avvedutezza delle vergini che si preoccupano di prendere l’olio per le loro lampade, rafforza le parole di Gesù in 24:45-51 dove chiama chiama beati coloro che troverà indaffarati nelle cose che riguardano il suo regno.
La fede delle avvedute ci porta a domandarci non solo quanto siamo “occupati” per l’incarico che ci è stato affidato (qualunque esso sia), piuttosto quanto siamo “preoccupati” per quel lavoro.
Le parole di Gesù vanno in questa direzione. Sapere che Lui, lo sposo, verrà, è una chiamata a riflettere sulla qualità e la saggezza che stiamo usando nell’amministrazione delle sue cose, delle risorse che ci ha dato e delle persone che ci ha affidato. Non siamo chiamati solamente ad “uscire sbadatamente di casa” (come le 5 stolte), ma a preoccuparci di avere con noi anche il necessario per svolgere il compito assegnato (proprio come le 5 avvedute che avevano con sé l’olio).

– La venuta dello sposo, malgrado il sonno delle vergini, è un segno di grazia: Alcuni interpretano questo passaggio in senso negativo, come se i credenti, insieme ad altri, si abbandonassero all’indolenza e si addormentassero tra le vanità del mondo. Credo invece che sia un’evidenza del fatto che tutti noi siamo gente occupata. Impegnata in tante faccende e dimensioni della vita che è possibile paragonarle al sonno delle vergini. Gesù mette in conto che ci troverà così, a non essere costantemente occupati dal pensiero di incontrarlo. Distratti o intrappolati da una varietà di preoccupazioni.
Ma nonostante questo conferma ai discepoli che tornerà. Non è questo un segno di profonda grazia e di grande pietà? Lui sa che quando tornerà non troverà una gran fede. Molto probabilmente non ci troverà pienamente occupati per Lui. Forse ci troverà assonnati. Con le batterie scariche. Pieni di scoraggiamento. Svigoriti.
Ma malgrado tutto ciò, Lui non farà mancare la sua infinita fedeltà e bontà! Perciò possiamo essere grati a Lui perché il suo ritorno non avrà a che fare con noi o con la fede che troverà a destra o a sinistra. No Lui ritornerà perché sia rivelata l’immensità della sua grazia malgrado il sonno dei suoi!

 

2)…chiama il suo popolo a vegliare (v.6-9)…

Vegliare per cosa? È ovvio che Gesù si sta riferendo al suo ritorno. Vegliare in vista di Lui. Vegliare in vista del giorno in cui lui, come lo sposo, verrà per radunare tutti e celebrare le nozze.

6 Verso mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, uscitegli incontro!” 7 Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade.

In questi passi Gesù non lascia dubbi. Lui verrà e in quel giorno chiamerà tutti a raccolta. Infatti v.7 tutte le vergini si alzano e si preparano.
In questo senso possiamo rilevare come il suo arrivo sarà visibile tanto per le 5 avvedute, quanto per le 5 stolte; come a voler dire che il suo arrivo sarà chiaramente visibile a tutti. Tutti, in un modo o nell’altro avranno a che fare con Lui. Ma le stolte, proprio sul più bello, si accorgono di essere mancanti:

8 E le stolte dissero alle avvedute: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9 Ma le avvedute risposero: “No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!”

In pratica si accorgono di non avere quanto era necessario per l’incontro e per le nozze. Non erano preparate. E qui la storia si complica: l’obiettivo dell’incontro è stato mancato.
Normalmente un matrimonio richiede qualcosa che lo caratterizza. Un dress code, un elemento decorativo, una canzone. Pensate che matrimonio sarebbe se gli invitati si presentassero alla cerimonia senza avere il necessario per la celebrazione.
Stessa cosa nella parabola. Loro sapevano chi era lo sposo, perché erano state invitate e soprattutto cosa era richiesto per quell’incontro, ovvero delle lampade. Sapevano tutto riguardo alle nozze, ed evidentemente si ritrovarono senza il necessario per l’evento.

La chiamata a vegliare che troviamo al v.13 non è semplicemente una chiamata a stare svegli. Ma ad essere trovati pronti con l’oggetto giusto tra le mani e pronto all’uso!
Se conosciamo Gesù e consociamo la sua volontà, sappiamo che ci chiama ad essere trovati con i guanti da lavoro sporchi e sudati come quelli di operai che stanno faticando! Se conosciamo Gesù e consociamo la sua volontà, sappiamo che la chiamata per noi non è di essere trovati in pantofole e pigiama o tra due guanciali, ma con le tute da lavoro e le scarpe antinfortunistiche perché questi sono gli abiti di coloro che servono per la sua causa e per il suo regno! Possiamo dire che questo sta accadendo riguardo a noi e alle nostre chiese?
Possiamo dire che la fatica, il sudore e l’impegno per la sua causa stanno caratterizzando il nostro lavoro nella chiesa e le nostre priorità come comunità? Possiamo dire che la promessa della sua venuta rapisce il cuore e persuade così tanto che ogni attività di chiesa profuma di questo senso di attesa e speranza?

 

3)…perché sarà un giorno di celebrazione ma anche di allontanamento (v.10-13)

E qui arriviamo all’ultimo punto. Ovvero la ragione della nostra chiamata a vegliare.

10 […] arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici!” 12 Ma egli rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco”. 13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

L’attesa del giorno del ritorno di Cristo, chiama il suo popolo a vegliare perché quando arriverà, sarà un giorno di celebrazione (v.10) ma anche di tremendo ed eterno allontanamento (v.12).

Le 5 vergini avvedute entrano nella sala delle nozze con lo sposo. Le altre trovano la porta chiusa. Le prime entrano nel godimento, le altre ne sono allontanate. Anzi per loro lo sposo chiarisce di non conoscerle. È una dichiarazione glaciale di rifiuto! Una presa di distanza netta e inderogabile!

Questa promessa ci invita a chiederci che tipo di discepoli e servitori siamo. Occorre vagliare il nostro cammino e il nostro servizio (qualunque esso sia).
Il fatto che non specifica esattamente che tipo di servizio debba svolgere il suo discepolo (ma nelle parabole successive fornisce qualche informazione in più), ci deve far riflettere se il motivo, le ragioni, le intenzioni, i presupposti e lo scopo della nostra attività, evidenzino davvero una reale preparazione al ritorno dello sposo ovvero Gesù.

In conclusione, prego il Signore che ci possa dare un cuore pronto come quello delle 5 vergini avvedute. Magari non perfetto, ma comunque ricettivo e desideroso di incontrarLo! Un cuore consapevole che il giorno della sua venuta sarà un giorno sia di celebrazione e godimento eterno (per chiunque sarà trovato nella fede in Lui), ma anche di allontanamento (per chiunque avrà disprezzato Lui e le sue parole)!

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